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PERUGINERIE. Parola per parola. Ecco cosa sta scritto sulla Petra Iustitiae. L’Inviato Cittadino risponde alla curiosità di un lettore

Parola per parola. Ecco cosa sta scritto sulla Petra Iustitiae. L’Inviato Cittadino risponde alla curiosità di un lettore.

A seguito del nostro servizio sulla restitutio ad integrum della Petra Iustitie [PERUGINERIE. Cittadini, non c’è più una lira… di debito. Annunciò il Comune nel 1234 (perugiatoday.it)], riceviamo da un lettore la richiesta di cosa sia effettivamente scritto su quell’antico supporto lapideo.

Rispondiamo con la trascrizione e l’elegante traduzione che volle consegnarci l’indimenticabile, e mai troppo rimpianto, amico Mario Roncetti, già prefetto della Biblioteca Comunale Augusta. Nonché epigrafista e latinista di vaglia.

SCRITTA LATINA. Haec est petra iustitie scripta tempore Ramberti de Gisleriis Perusinorum potestatis, indictione VII.

In nomine Domini. Anno Domini MCCXXXIIII, mense aprelis. Certum sit omnibus quod totum debitum comunis Perusii de tempore transacto est ab ipso comuni plene satisfactum, ideoque nemo inde amodo audiatur. Item hoc est capitulum factum perpetue a comuni Perusii, silicet quod nec colta nec data nec mutta fiat, ponatur nec detur in civitate Perusina nec in eius suburbiis nisi quatuor de causis tantum, scilicet pro facto domini papa et imperatoris et Romanorum vel pro generali guera quam haberet comunis Perusii pro se; et tunc, si fieret colta vel data vel mucta, fiat per libram.

TRADUZIONE. Questa è la Pietra della Giustizia, scritta al tempo del Podestà di Perugia Ramberto dei Ghisleri, nell’indizione settima.

Nel nome del Signore. Nell’anno del Signore 1234, nel mese di aprile. Sia noto a tutti che l’intero debito del Comune di Perugia del tempo trascorso è stato, dallo stesso Comune, pienamente soddisfatto e perciò, d’ora in avanti, nessuno sia ascoltato [ossia: “non saranno accettate ulteriori pretese da parte di nessuno”]. Parimenti questo è un principio stabilito dal Comune di Perugia, destinato a valere in perpetuo, ovvero che certi contributi straordinari come la colta [colletta], la data e la mutta [si tratta di tre tipologie di esazioni] non possano essere imposti ed essere pagati né nella città di Perugia né nei suoi sobborghi, se non per queste sole quattro cause: cioè per una richiesta del signor Papa e dell’Imperatore e della città di Roma o per una guerra generale che il Comune di Perugia avesse nel proprio interesse. Solo allora, se avesse luogo la colta, la data o la mutta [ovvero: “se si decidesse di applicare un’imposta straordinaria”] che questa avvenga per libra [ossia: “in rapporto ai beni posseduti”]”.

Il testo è tutt’altro che semplice e la sua lettura richiede una buona conoscenza della scrittura epigrafica e, nello specifico, delle numerose abbreviazioni che usualmente punteggiano queste scritte. Quella qui proposta è dunque una trascrizione comprensiva delle integrazioni indispensabili per una piena comprensione di una lingua medievale,: latino con virate volgari tipiche del suo tempo.

Abbiamo già scritto che la Petra sancisce dunque un principio di equità fiscale per tutti i cittadini, senza comode esenzioni a favore di alcuni con aggravio a carico di altri. E che le uniche quattro eccezioni, che potevano prevedere la richiesta “per capita” si legavano a richieste del Papa, dell’Imperatore, di Roma. O nel caso che Perugia avesse a combattere una guerra nel proprio esclusivo interesse.

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