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PERUGINERIE Quando rubarono il Grifo dall’Altare della Patria al Monumentale. Le prove fotografiche del prima e dell’oggi

Quando rubarono il Grifo dall’Altare della Patria al Monumentale. Le prove fotografiche del prima e dell’oggi. Col monumento mutilo di una componente identitaria essenziale.

Ieri c’è stata la consueta cerimonia. Ma nessuno ha fatto parola, né memoria, di questo scandalo che ci si dovrebbe decidere a rimediare.

UN PO’ DI STORIA. Il Monumento ai Caduti del XX Giugno 1859 è dovuto al progetto di Ettore Salvatori (1835-1905). Inizialmente si era pensato di collocarlo nell’attuale piazza Italia (allora “Vittorio Emanuele”), ma poi prevalse l’idea di realizzarlo in cima al monumentale accogliendovi tre tipologie di defunti: gli uccisi inermi, i morti in combattimento e le donne trucidate dai mercenari svizzeri nella loro folle scorribanda al massacro.

L’opera fu inaugurata il 20 giugno 1875 alla presenza delle massime autorità e concorso di folla imponente. Per molti anni, nella ricorrenza del XX Giugno, si tennero manifestazioni e solenni commemorazioni.

Vi furono posti anche i resti mortali di Domenico Lupattelli, del barone Pompeo Danzetta e del generale Luigi Masi. In una lapide si ricordano pure gli 11 militari dell’esercito piemontese, morti il 14 settembre 1860, all’entrata delle truppe piemontesi liberatrici.

Sul retro, il sacrario militare di Perugia coi resti di 455 militari italiani e stranieri caduti nella I Guerra Mondiale. Ai lati del monumento, due cippi realizzati in epoca fascista con tanto di aquila ad ali abbassate e simboli connessi.

LO SCHEMA ICONOGRAFICO DEL MONUMENTO prevedeva una figura dolente in piedi, simboleggiante Perugia. Di fronte, inginocchiato, l’Angelo consolatore per la perdita di tanti figli della Vetusta. E infine, ai piedi dell’allegoria di Perugia, il Grifo che la simboleggia.

Questa imponente scultura ferina dava, per così dire, identità di schietta peruginità. Era realizzata in un monoblocco marmoreo. Doveva pesare diversi quintali. Aveva a lato una catena bronzea, come per tenere legato l’animale simbolo alla città.

IGNOTI PREDATORI PORTARONO VIA QUEL GRIFO COL BASAMENTO E TUTTO, servendosi certamente di un mezzo meccanico per il trasporto.

L’evento risale a meno di vent’anni or sono, ma non sono riuscito a rintracciarne notizia. Che dunque posso dare solo a memoria. Ma sono in grado di documentare fotograficamente lo status ante quem.

Anche le immagini sono rarissime. Ma una l’ho trovata, grazie alla generosa disponibilità del collezionista Adriano Piazzoli. È quella riportata in pagina, tratta da una cartolina datata 1903. Si vede chiaramente il Grifo che si potrebbe benissimo ricostruire con le moderne tecnologie.

Peraltro, il progetto vincitore del concorso si trova quasi certamente all’Archivio di Stato. Non dovrebbe essere difficile realizzarne una replica.

Riportare il monumento delle memorie, dell’orgoglio, dello spirito di sacrificio cittadino dovrebbe essere avvertito come un preciso dovere. E non sarebbe fuori luogo lanciare una sottoscrizione a ciò finalizzata. Ma chi se ne occupa?

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