Attualità

Volevano vendere reperti detenuti in maniera illegale: confiscati ed esposti al Museo archeologico nazionale dell'Umbria

Si tratta di oggetti bronzei, ceramici, vitrei, oreficerie, ornamenti personali in pietre dure e pasta vitrea, la cui produzione è stata collocata in un arco cronologico compreso tra il X secolo a. C. e la prima età imperiale

I Carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale hano restituito alla direttrice del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria Maria Angela Turchetti, alcuni manufatti rinvenuti in possesso di alcuni privati.

L’individuazione e il sequestro degli oggetti, che costituivano una “modesta”, ma interessante collezione privata, risale all’anno 2016, ed è avvenuto nel corso di un accertamento effettuato nei riguardi di due privati collezionisti perugini, i quali ne stavano tentando la vendita all’incanto.

I Carabinieri dello specializzato Reparto dell’Arma, che dal 2016 operano a Perugia con un Nucleo deputato a svolgere attività di prevenzione e contrasto ai reati ai danni del patrimonio culturale, nell’approfondire una segnalazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, sono riusciti ad impedire, sequestrandoli ai detentori, la vendita degli oggetti d’archeologia in quanto privi delle necessarie documentazioni e autorizzazioni a prova di un possesso lecito. Nel corso degli approfondimenti investigativi è stato accertato che una coppia di fratelli, per ottenere l’autorizzazione alla vendita, avevano comunicato alla Soprintendenza il possesso di alcuni oggetti d’archeologia ricevuti quale lascito ereditario dal padre, senza però portare a conforto delle loro dichiarazione alcuna valida certificazione; nello specifico, la norma prevede che per avere lecitamente titolo al possesso di questa particolare tipologia di beni culturali, il detentore deve provarne la provenienza lecita, ad esempio con documenti attestanti la compravendita avvenuta presso attività di settore; ovvero dimostrarne, in modo inequivocabile, il possesso riconducibile a data antecedente al 1909, con la quale veniva ricondotta alla esclusiva proprietà dello Stato di tutte le testimonianze storiche rinvenute; a qualsiasi titolo, nel sottosuolo e nei fondali marini.

La particolare rilevanza storica dei manufatti, è stata evidenziata anche dai funzionari archeologi incaricati di visionare e valutare l’eterogeneo nucleo di reperti, costituito da oggetti bronzei, ceramici, vitrei, oreficerie, ornamenti personali in pietre dure e pasta vitrea, la cui produzione è stata collocata in un arco cronologico compreso tra il X secolo a.C. e la prime età imperiale (I secolo a.C. – II secolo d.C.). Per quanto riguarda l’area geografica di riferimento, dalla composizione dei materiali e dai criteri di realizzazione e raffigurazione, la produzione è stata riferita ad ambiti italico, etrusco e romano; mentre il valore economico complessivo, che prescinde in modo sostanziale da quello storico-artistico riferito alla natura di “testimonianza culturale”, è stato quantificato in circa 15.000 euro.

beni archeologici carabinieri tpc museo2-2

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Volevano vendere reperti detenuti in maniera illegale: confiscati ed esposti al Museo archeologico nazionale dell'Umbria
PerugiaToday è in caricamento