Martedì, 23 Luglio 2024
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Perugia, quel manifesto della stagione teatrale che lascia "sorpresi, interdetti e offesi"

Dopo la presa di posizione dei domenicani arriva anche la lettera di protesta dell'ex magistrato Giuliano Mignini: "Opera dal significato discutibile"

Il manifesto della stagione del Teatro stabile dell'Umbria continua a far discutere. Dopo la presa di posizione dei padri domenicani, riceviamo e pubblichiamo una lettera di Giuliano Mignini, già sostituto procuratore della Repubblica a Perugia.

"Da qualche giorno fa 'bella' mostra, soprattutto nella bacheca del Teatro Morlacchi di Perugia, un manifesto che definire inquietante è dire poco: il manifesto rappresenta la Basilica di San Domenico, la più grande dell’odierna Umbria, appartenente ad un Ordine che fu tra i primissimi a insediarsi a Perugia, con alle spalle un personaggio cornuto e con tanto di coda, dalle fattezze umane ma con la testa di una specie di toro o caprone, con uno scettro in mano.

Il promotore del manifesto, Nino Marino, messinese, non è altri che il direttore del TSU, Teatro Stabile dell’Umbria e a lui e ad altri va riconosciuta la paternità dell’opera.

Il lancio della stagione teatrale e del manifesto di cui ho parlato è avvenuto a Solomeo, presso la residenza dell’industriale Brunello Cucinelli, alla presenza, tra gli altri, della presidente della Regione e del cardinale Bassetti e nonostante le proteste dei domenicani perugini.

Il Marino può invocare qualunque ipotesi, tesa a 'giustificare' un accostamento che lascia francamente sorpresi, interdetti ed offesi e stupisce che nessuna delle autorità presenti, civili e religiose, alla presentazione del cartellone della stagione, abbia colto il significato, quanto meno discutibile, dell’opera.

Si dirà che il manifesto è legato al fumettista François Olislaeger e che rappresenta, appunto, 'Il minotauro', figura mitologica che esprime la divinizzazione del toro e che, nella Divina Commedia, e in particolare nel dodicesimo Canto dell’inferno, è il guardiano del Cerchio dei violenti, perché nel mito greco esso rappresenta proprio la parte bestiale della natura umana, quando essa cede all’istinto e contrasta la ragione.

Questa immagine sconcertante è stata assunta, curiosamente, a rappresentare l’intera stagione teatrale del Morlacchi 2022/2023.

Gli organizzatori potranno sbizzarrirsi in una miriade di spiegazioni, ma l’impatto immediato e visivo, emozionale, è indiscutibilmente e gravemente offensivo per quei credenti cattolici e non solo che sono legati alla figura di San Domenico e all’Ordine dei Frati Predicatori, anche perché la figura del toro con corpo umano e, soprattutto, le corna che la caratterizzano, sono facilmente assimilabili alla morfologia che la figura del 'diavolo' ha assunto nella teologia cristiana e cioè quella della 'capra selvatica', del 'satiro' e nella quale questo essere aveva delle vistose corna, come l’aveva il suo 'modello, Pan.

Perugia è una città che, dall’ottocento, si è divisa tra la sua natura cattolica e mariana, che l’ha caratterizzata dalla fine dell’Impero romano sino ai giorni nostri e un profilo, più che 'anticlericale', anticattolico e con una fortissima influenza massonica che ha permeato di sé, tra l’altro, la toponomastica più recente della città. Non è un caso che la piazza antistante la Basilica di San Domenico continui ad essere intitolata a Giordano Bruno, anch’egli già frate domenicano, ma divenuto poi negatore, tra l’altro, della Trinità.

Motivo in più, per evitare di accostare alla Basilica di San Domenico una figura che sarà pure, nelle intenzioni degli organizzatori, il minotauro, ma che appare, alla gran massa della popolazione cittadina, come una figura diabolica che minaccia la chiesa domenicana.

Nessun’altra chiesa, di qualunque altro Ordine religioso o anche solo diocesana, sarebbe stato opportuno associare a questa figura cornuta, ma averlo fatto, con la Basilica di San Domenico e a Perugia, rende ancora più eloquente e inopportuna questa scelta. Il Marino è messinese e, forse, non si rende conto di questi particolari, ma chi conosce bene la storia di Perugia lo capisce perfettamente.

È un 'messaggio' inequivocabile e fortemente inquietante.

Ci pensino gli organizzatori, ci riflettano. Da parte mia, non credo al caso. Quell’accostamento è stato voluto, non c’è dubbio".

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