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INVIATO CITTADINO Quella lapide in piazza Italia è sbagliata e contraddittoria

Contiene tre errori lapalissiani. Ce l’ha segnalata l’amico avvocato Siro Centofanti. Vediamo nel dettaglio

Quella lapide in piazza Italia è sbagliata e contraddittoria. Contiene, infatti, tre errori lapalissiani. Ce l’ha segnalata l’amico avvocato Siro Centofanti. Vediamo nel dettaglio.

L’iscrizione, sulla facciata di Palazzo Donini che dà su piazza Italia, recita: “Qui dove di vecchi odi / di nuovi sdegni monumento/ sorgeva contra cittadini / il baloardo farnesiano / resa più ampia e più prospettiva la piazza / municipale decreto / la volle intitolata dal nome / di Vittorio Emanuele II / ad auspicare il XIV marzo MDCCCLX / nel qual giorno / il principe liberatore / fu dal primo nazionale parlamento / con placito solenne unanime / re d’Italia eletto”.

Ovvio il riferimento alla Rocca Paolina e a Paolo III Farnese che ne volle la costruzione (“ad perusinorum reprimendam audaciam”) contro la libertà dei cittadini. Evidente anche il rapporto con l’ampliamento della piazza. Ma c’è qualcosa che non torna. Stando alla lapide, il decreto municipale la volle intitolata al nome di Vittorio Emanuele II. Ed è vero. Ma le cose oggi non stanno così. Tanto che la lapide è sovrastata dalla targa toponomastica “Piazza d’Italia”. E i due elementi della pietra sono coevi, come si desume dalla fattura e dai riccioli. Quindi c’era contraddizione fin dal tempo della sua collocazione. Maledetta ignoranza!

Insomma, la delibera del Comune di Perugia venne ben presto disattesa e quella denominazione fu cambiata da “Vittorio Emanuele II” a “Piazza Italia”. La piazza oggi si chiama effettivamente “Italia” e al suo interno c’è il monumento equestre al re Vittorio Emanuele II, realizzato dallo scultore Giulio Tadolini e scoperto il 18 settembre 1890.

Venendo al doppio errore di data, a me risulta che la prima convocazione del Parlamento italiano del 18 febbraio 1861 e la successiva proclamazione del 17 marzo fa di Vittorio Emanuele II il primo re d’Italia con la legge n. 4671. Perché l’iscrizione parla del 1860? Si fa confusione col 14 settembre, liberazione di Perugia, evidentemente. Ma l’ignoranza è imperdonabile.

Cosa c’entra la data – riportata in epigrafe – del 14 marzo? Assolutamente nulla.

“La cosa è tanto più grave – ci dice lo storico del Risorgimento Gian Biagio Furiozzi – in quanto numerose scolaresche vengono in gita d’istruzione”.

“Davanti a quella lapide – aggiunge – alcuni insegnanti si grattano la testa e dubitano di se stessi, parendo impensabile che la storia scritta sulla pietra porti dati palesemente errati”.

Che fare? Lasciamo stare la denominazione della piazza, ormai validata da oltre un secolo e mezzo di storia. Ma quelle date si possono correggere. Quelle sì. Rapidamente e con poca spesa, senza smontare niente. In che modo? Per il 1860 da portare a 1861, basta aggiungere una I (MDCCCLXI). Per il XIV da portare a XVII, basta stuccare (coprendola) la I e aggiungerne altre due alla fine.

Infine, ultima cialtronata, l’aver omesso la data della collocazione in loco della lapide medesima.

È possibile, dunque, correggere e ricondurre l’iscrizione a verità. Raccomandazione che giriamo all’assessore alla Cultura Leonardo Varasano. Il quale, da studioso di storia contemporanea, comprenderà alla perfezione la grossolanità degli errori. Insomma: una storia scritta su pietra… con la mano sinistra. E con la testa altrove. Cosa indegna della cultura perugina. Storica e non solo.

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