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INVIATO CITTADINO Opera di Mamo in via Mazzini: ingiustizia è fatta

Rimossa un’installazione accusata non si sa bene di cosa

Opera di Mamo in via Mazzini. Ingiustizia è fatta. Rimossa un’installazione accusata non si sa bene di cosa. Forse di volgarità? Anche se la volgarità è di chi si arroga il diritto di decidere cosa è bello e cosa no. Cosa può essere esibito e cosa è sconveniente esporre in pubblico.

Siamo, insomma, all’arte “di regime”? C’era una volta l’URSS.

È stato detto che la volgarità risiede spesso nell’occhio di chi guarda. E potrebbe essere questo il caso.

E non si venga a dire che quello “spruzzatore” impattava o recava disdoro alla città. Né costituiva pericolo per le persone, incastrato com’era fra i tavolini e i vetri divisori dello spazio pubblico concesso a Shinto.

Ma così si è voluto. Da parte di chi? Da parte di chi si è investito del ruolo di tutore, autodefinitosi custode del bello. Già, ma cos’è il bello? Esiste forse un parametro oggettivo che misuri la bellezza di “materie” come la musica e l’arte? Ci siamo mai chiesti perché, mentre viene assegnato il Nobel per la scienza, non esista quello per la musica, la pittura o la scultura?

Perché, ovviamente, il senso estetico è soggettivo e non misurabile.

Insomma: è meglio la città musealizzata, deserta, intangibile o quella in cui le persone si muovono, discutono anche di una discutibilissima installazione, senza censura?

Si dice che il Comune non ha sentito storie: quell’opera non ci deve stare. Troppe rogne da parte dell’opposizione, troppe critiche da parte del pubblico. Si sono invocati regolamenti opinabilissimi. In realtà sono mancati il coraggio e la coerenza di dire: “Pensatela come volete. Quell’opera ‘hic manebit optime’. Anche se non piace a tutti”. Ma c’è forse, a Perugia e nel mondo, qualcosa che piaccia davvero a tutti?

Sta di fatto che lo spruzzatore allo champagne di Mamo è adesso dentro il locale Shinto. A breve finirà a Spello in mostra. Era impossibile fargli una pubblicità più grande. Mamo dovrebbe rallegrarsene. Ma cosa si vuole da Mamo: pubbliche scuse, autodafé? Viva l’Inquisizione.

Pensate cosa sarebbe accaduto se Mamo avesse titolato, come inizialmente ipotizzato, quell’opera Domperignocc. Alle ruote, alla fucilazione, alla ghigliottina.

Non sono comunque accettabili l’incoerenza la pavidità di chi quell’opera, brutta o bella, eccelsa o mediocre che sia, avrebbe dovuto difendere. Amministrare una città, oltre che competenza, richiede coraggio. Anche quello di risultare impopolare respingendo al mittente le critiche. Stavolta - e non è la prima - quel coraggio è mancato.

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