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Lunedì, 17 Gennaio 2022
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Perugia, nuova vita per il gioiello di Borgo XX Giugno: l'arco di Duccio torna a splendere

Porta San Pietro, opera di Agostino di Duccio, restituita al suo originale splendore grazie al restauro conservativo

Porta San Pietro, opera di Agostino di Duccio, restituita al suo originale splendore grazie al restauro conservativo. Festa a Borgo XX Giugno per l'inaugurazione. Erano presenti Andrea Romizi, sindaco di Perugia, Giovanni Salvia, provveditore interregionale per le opere pubbliche per la Toscana, le Marche e l’Umbria del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Gianluca Paggi, dirigente del Provveditorato interregionale, Maria Carmela Frate, progettista e direttore dei lavori, Roberto Bordin della ditta esecutrice dei lavori Capitolium Conservazione Restauro. Hanno partecipato anche Luana Cenciaioli, presidente dell’associazione di quartiere Borgo Bello, una rappresentanza in abiti d’epoca e una delegazione del Consiglio dei Savi del Magnifico Rione di Porta San Pietro, tra cui il console Francesco Berardi e il priore Gianluca Millucci, e il quintetto di clarinetti Namastè dell’auditorium Frescobaldi di corso Cavour, che ha impreziosito il momento con la sua esibizione. Il vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve Marco Salvi ha impartito la benedizione subito dopo l’accensione della nuova illuminazione accolta da applausi. 

FOTO - Perugia, la 'perla' di Borgo XX Giugno torna a splendere: restaurata Porta San Pietro

“Siamo al cospetto di un’opera eccezionale e di un intervento riuscito perfettamente. Ringrazio il Comune di Perugia e tutte le amministrazioni che lo hanno reso possibile”, ha detto il provveditore Salvia, cedendo la parola a Marco Guardabassi, che lo ha preceduto nello stesso ruolo, e che si è detto “felice, anche da perugino, di vedere Porta San Pietro riportata a nuova vita”. Il dirigente Paggi, dal canto suo, ha sottolineato l’importanza della “sinergia tra Ministero, Soprintendenza e Comune che ha consentito di recuperare tutto il monumento”.

L’architetto Frate ha sottolineato che “la complessità del lavoro, che ha riguardato una delle porte urbiche rinascimentali più belle d’Italia, è stata considerevole, ma superata con la collaborazione e la disponibilità di tutti i soggetti che hanno partecipato, fin dalla fase di progetto. Abbiamo perseguito l’obiettivo di conservare il monumento eliminando tutte le parti degradanti. Per me è stata un’esperienza anche civica e umana, di collettività condivisa”. Un concetto, quello della “grandissima collaborazione”, ribadito anche da Bordin.

Per Cenciaioli “è stato recuperato un simbolo di Perugia, un pezzo della sua storia”, mentre per monsignor Salvi “così riemerge la nostra identità, fondamentale per poter vivere l’oggi”. Il sindaco Romizi ha affermato che “il monumento è sempre stato circondato da grande affetto”, ricordando in particolare Orfeo Ambrosi, l’ex presidente di Borgo Bello, che per primo gli espresse l’esigenza di mettere mano all’Arco di Agostino di Duccio, e ringraziando tutti i protagonisti del risanamento. “Ora la vera sfida è mantenere questa porta in buone condizioni e trovare altre risorse per impreziosire la zona”, ha concluso.

Porta San Pietro, il punto sui lavori 

Il restauro conservativo della Porta San Pietro, o “Arco di Agostino di Duccio”, è stato finanziato con legge 208 del 2015, nell’ambito del programma approvato dalla Direzione generale dell’Edilizia statale e Interventi speciali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per un importo complessivo di 497.078 euro. 

Diversi gli interventi effettuati: pulitura, restauro e consolidamento dell’apparato lapideo ai fini della conservazione, razionalizzazione del sistema di smaltimento delle acque meteoriche sulla parte sommitale, realizzazione di un sistema di dissuasori anti-volatili, rifacimento della pavimentazione a contatto con l’arco e ridefinizione dello spazio perimetrale sia pedonale sia carrabile, creazione di un sistema di illuminazione finalmente capace di valorizzazione il complesso monumentale dal punto di vista estetico e funzionale.

I lavori, eseguiti dalla impresa Capitolium Conservazione Restauro Snc di R. Bordin di Roma sotto la direzione dell’architetto Frate e l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, sono iniziati a marzo. A occuparsi della verifica statica è stata lo studio professionale Rpa. Il responsabile unico del procedimento della stazione appaltante è stata la geometra Alessandra Pancianeschi. Il progetto originario è stato modificato dopo una ricognizione più puntuale dello stato del monumento rinascimentale seguita all’avvio del cantiere e alla possibilità di salire sui ponteggi. È infatti emerso un forte degrado di giunti e malte con vuoti retrostanti al paramento e pertanto si sono resi necessari interventi conservativi in misura maggiore rispetto alle previsioni originarie. Una parte delle risorse (circa 22mila euro) è stata quindi stralciata dall’appalto principale e utilizzata per le lavorazioni urgenti e necessarie al restauro e alla conservazione del paramento rinascimentale e del modellato lapideo della porta. 

Il Comune di Perugia ha contribuito con proprie risorse e i propri uffici tecnici. In particolare, l’ente, sotto la direzione dell’architetto Stefano Barcaccia, si è fatto carico della pulitura e della rubricatura della lapide al XX Giugno, del restauro dei beccatelli sovrastanti e del completamento della pulitura delle pareti infraportas, nonché dell’illuminazione artistica dell’arco, curata dagli uffici del dirigente Gabriele De Micheli.

Altro tassello essenziale è stato il restauro del dipinto murale raffigurante la Madonna del Rosario tra i santi Domenico e Francesco, all’interno dell’edicola posta nella parte medievale del monumento e recante, alla base, anche la rappresentazione dei due principali campanili della città (quello di San Domenico e quello di San Pietro). Il lavoro, sempre nell’ambito del finanziamento ministeriale, è stato eseguito su progetto del restauratore Roberto Bordin autorizzato dalla Soprintendenza.

Ora la superficie di travertino dell’Arco di Duccio, liberata da vegetazione infestante, da muschi e licheni e da depositi e incrostazioni, si mostra nella sua integrità e cromia originaria. Nelle decorazioni a rilievo, l’occhio più attento potrà cogliere strati di precedenti trattamenti lasciati volutamente visibili.

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