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Perugia in lutto, è morto Rolando Chiaraluce: il ricordo dell'Inviato Cittadino

Con Rolando Chiaraluce scompare l’ultimo protagonista delle tarsie d’arte. Raccontò le città e i monumenti, realizzò le copie lignee dei grandi pittori umbri

Con Rolando Chiaraluce scompare l’ultimo protagonista delle tarsie d’arte. Raccontò le città e i monumenti, realizzò le copie lignee dei grandi pittori umbri: Perugino e non solo. Ritrasse con pari entusiasmo Madonne e amici. Donò con generosità le sue opere a privati e istituzioni: dal Don Chisciotte a Cucinelli al logo dell’Accademia del Dónca, di cui fu socio della prima ora, da perugino orgoglioso e persuaso.

Proveniva dal mondo della falegnameria, Rolando, ex ragazzo della Pesa. Aveva appreso il mestiere e si era perfezionato presso la grande falegnameria Arcelli- Porticelli-Caravaggi, ubicata nel portico conventuale di Santa Maria Nuova, contribuendo alla realizzazione degli arredi dell’aeroporto di Fiumicino. Oltre a produrre mobili d’arte, presenti nelle case delle famiglie benestanti della Vetusta.

Possedeva una confidenza unica col legno, riuscendo a penetrare, con le mani e con l’anima, nelle pieghe più profonde delle fibre.

Senza dimenticare gli anni di affettuoso sodalizio col pittore dottoriano monsignor Nello Palloni, parroco di San Barnaba, che lo avviò allo studio e alla rappresentazione della figura (Rolo mi confessò, e mi piace ricordarlo, che don Nello era l’autore delle pupille nelle prime tarsie umane). E debbo personalmente, proprio a Rolando, l’amicizia e la frequentazione con don Palloni che mi mostrò in anteprima il grande mosaico al Santa Maria della Misericordia (dicendomi: “Mi raccomando, tiello per te!”. E lo feci).

Ogni occasione costituiva per Rolando uno stimolo a produrre opere di grande impegno e robusto spessore artistico. Proprio su queste colonne abbiamo ricordato la grande tarsia, intitolata “Piazza San Benedetto Norcia Perugia Italia. Rielaborazione in tarsia di Rolando Chiaraluce”, esposta alla vetrina della BCC di corso Vannucci. La fece in occasione del terremoto e la donò. 

Rolando aveva conosciuto, da molti anni, il dolore e la malattia. Ma aveva sempre lottato a testa alta, senza rinunciare alla sua arte. Scherzando, raccontava lo stupore, nel vederlo vivo e vitale, manifestato da un chirurgo che lo aveva operato tanti anni prima.

Non si è mai arreso, Rolando. E si presentava portandoti il frutto del lavoro di giorni, addirittura incorniciato, dicendo “Questo l’ho fatto per te”. Come quella volta che, per festeggiare una mia curatela del Dante perugino di Ennio Cricco, realizzò – con la complicità del progetto di Stefano Chiacchella – uno spiritosissimo ritratto dell’Inviato Cittadino nelle veste di padre Dante.

Ho collaborato spesso con Rolando, che venne più volte al Dónca: una volta con Giuseppe Chiaretti, Massimo Duranti e altri amici a ricordare don Palloni.

Qualche anno fa presentai una sua grande mostra al recuperato oratorio di Sant’Antonio abate. Ci sentivamo a casa, nella nostra zona. Ricordando che quel luogo aveva contenuto per anni i materiali della falegnameria Minciotti. Da deposito a Galleria d’arte: una gioia partecipata da tanti della Pesa e dintorni.

Grazie, Rolando, per aver condiviso con noi momenti di emozione. Quella che continuerai a suscitare con le tue opere sparse un po’ ovunque. Credo che lassù – se la nostra fede non ci tradisce – qualcuno ti ha già preparato gli attrezzi, lo sgorbio, il legno, il taglierino, per realizzare la tua opera più bella. Ce ne sarà di lavoro da fare. Forse ti sei già messo all’opera. Ma non farti prendere dalla fretta, come sempre ti accadeva. Prendila con calma: hai davanti l’eternità.

Per parte nostra, guarderemo in alto, ogni tanto, aspettando di vederti comparire fra le nuvole. In sella alla tua amata bicicletta.

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