Lunedì, 14 Giugno 2021
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Perugia in lutto, è morto Roberto Gubbiotti: il ricordo dell'Inviato Cittadino

Ci ha lasciati Roberto Gubbiotti. Amava la famiglia, l’amicizia, il lavoro

Ci ha lasciati Roberto Gubbiotti. Amava la famiglia, l’amicizia, il lavoro. Anche dopo la pensione, non passava giorno che non si recasse in via Fonti Coperte, nel luogo che era stato la sua sede di lavoro. Prima come dipendente e poi come titolare. Aveva fatto la scalata con le sue sole forze, Roberto, passo dopo passo, guadagnandosi la vetta. Senza favoritismi, senza raccomandazioni. Aveva origini popolari e se ne vantava.

Roberto era espressione tipica della peruginità: col suo fare sornione e puntuto. La gentilezza traspariva dalla maschera di burbero con cui amava apparire. Forse per timore di sembrare troppo tenero.

Non c’era persona più buona e gentile, ma schietta, senza inutili cerimonie. Era, come si dice, franco ed essenziale nel dire e nel fare. Si prestava a qualunque favore: bastava chiedere.

Grande lavoratore. Lo conoscevo e lo stimavo da parecchi decenni. Fin da quando, giovane assicuratore, si spendeva senza remore correndo a casa del cliente, portando la polizza all’ultimo momento, ma sempre in tempo. Quando lo pagavo, non ho mai chiesto ricevute: con Roberto non ce n’era bisogno.

Amava immensamente le figlie Roberta e Valeria, per seguire le quali si affidava ciecamente alle scelte e agli orientamenti educativi della moglie Tina. Quante volte, uscendo dopo pranzo per recarsi di corsa al lavoro, l’ho sentito ammonire, con tono burbero, intriso di dolcezza: “Fiòle, me raccomando: brave eh!”.

Era questo il messaggio che lasciava, confidando che le bambine fossero brave, studiose, obbedienti. Oggi Roberta è avvocato e Valeria dirige con mano ferma l’Agenzia. Sono mamme e professioniste. Non sono venute meno alle aspettative del padre.

Roberto era amatissimo anche dalle dipendenti, che chiamava “le freghe”. Per dire: le ragazze, come se si trattasse di un’estensione della famiglia. Anche con loro burbero-benefico. Nutriva un affetto speciale per Cristian, il dipendente solerte che rappresentava, forse, il figlio maschio che Roberto non aveva avuto. Stamane è stato lui ad avvertirmi. Col groppo in gola. Era al telefono, ma lo vedevo.

Incontravo Roberto ancora all’Assicurazione, ma anche dalla giornalaia Cesarina, vicino alla scuola Valentini.

Ogni volta era una festa, una battuta, un saluto affettuoso. Uno sfottò sul tempo che passa e ci trasforma. Almeno nell’aspetto. Ma forse ci rende ancora più teneri e sentimentali. Specialmente quando mi parlava dei tre nipoti, dei quali era letteralmente innamorato. Posso capirlo.

Ciao, Roberto. So che ci mancherai. A me come a tutti.

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