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INVIATO CITTADINO San Matteo degli Armeni, una serata dantesca a fumetti così… 'galeotta' non s’era ma vista

Merito del relatore Claudio Ferracci, anima e corpo della Biblioteca delle Nuvole, oggi all’ex co-working di Fontivegge

San Matteo degli Armeni. Una serata dantesca a fumetti così… “galeotta” non s’era ma vista. Merito del relatore Claudio Ferracci, anima e corpo della Biblioteca delle Nuvole, oggi all’ex co-working di Fontivegge.

La Commedia dantesca come testo a forte vocazione generativa. “Galeotto fu il fumetto. Dante nella narrativa popolare per immagini”, il titolo della conversazione, citando con ironia la battuta che suggella l’episodio di Paolo e Francesca, uniti dalla lettura e dalla passione… anche nell’aldilà.

L’abbrivio è dato da una battuta con cui ci si chiede se da un capolavoro come quello dantesco possa originarsi un altro capolavoro. La risposta è sì. Moltiplicata per le innumerevoli opere che punteggiano la storia del fumetto italiano, sub specie Comoediae.

Ferracci si dilata nella citazione delle opere e dei disegnatori più famosi, generalmente accaparrati da Mondadori, buon pagatore e padre padrone del Topolino italiano, che annovera esponenti di rango dell’affabulazione in grado di coniugare parole e immagini.

Escono nomi illustri che crearono il capolavoro dell’Inferno di Topolino. In cui il topo veste i panni di Dante e Pippo quelli del poeta che cantò “pascoli, campagne e condottieri”.

“L’inferno di Topolino”, come parodia dell’Inferno dantesco, fu pubblicato da Mondadori sul periodico Topolino – dal n. 7 al n. 12 – dall’ottobre 1949 al marzo 1950. Venne realizzata dallo sceneggiatore Guido Martina e disegnata da Angelo Bioletto. 

Oltre che dei dialoghi, Martina è anche autore delle didascalie  in versi che accompagnano la storia, raccontata in terzine di endecasillabi. Questo frutterà merito a Martina il cui nome verrà menzionato per la prima volta in modo ufficiale, diversamente dagli altri che operavano in anonimato. Quel lavoro è considerato antesignano delle parodie successivamente realizzate in Italia.

Ferracci racconta il passaggio dal fumetto a giornale a quello tascabile, esperienza resa possibile dalla speciale rotativa con cui si stampava “Selezione dal Readers Digest”, pubblicazione di politica filoamericana travestita da curiosità culturali.

Lungo l’elenco delle parodie dei classici, con una fantasia assai sbrigliata, supportata da adeguate conoscenze letterarie.

Interminabile l’inventario dei disegnatori, fra i quali Jacovitti, coi suoi salami a go-go.

Insomma: c’è stata materia per acculturarsi in un campo nel quale Ferracci si muove come un pesce nell’acqua. Con curiose intersezioni fra cinema, letteratura, fumetto, storia, sociologia.

Un modo degno per proporre la ricaduta eccezionale delle suggestioni dantesche nella ricorrenza del settimo centenario del Ghibellin fuggiasco. Lode al Comune di Perugia, all’Assessorato alla Cultura, a Carlo Pulsoni per aver infilato tante perle perfette nella collana di conversazioni dantesche.

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