Perugia in lutto: è morto Stefano Rossi, il recordman delle collezioni di film rari e introvabili. Il ricordo

A 15 anni, andava a Roma a ritirare le pellicole per i vari cinema perugini. Nel tempo ha messo insieme un vero e proprio patrimonio di rarità

E scomparso Stefano Rossi, il recordman delle più belle collezioni di film rari o introvabili. Se n’è andato come aveva vissuto: con discrezione. Ne ho ricevuta notizia da Fabio Melelli che, insieme ad Adriano Piazzoli, mi portò a casa di Stefano, col quale nacquero un’amicizia sincera e un rispetto reciproco. Stefano era dotato di un’innata simpatia e di una straordinaria dose di umanità che spargeva a piene mani a chiunque lo degnasse di attenzione..

Oltre ai film commerciali, coltivava orgogliosamente una collezione di filmati amatoriali e privati (molti su Perugia) che aveva tenacemente salvato dalla dispersione. La sua specialità erano i cinegiornali che, in sala, precedevano il film: Settimana Incom, Cinegiornale Luce e altri.

Disponeva di una congerie di film in 16 millimetri, accuratamente selezionati per caratteristiche e tipologie. Li trattava con religiosa cura, spinto da un amore indefettibile. Li conservava in un ambiente idoneo, li trattava con cura maniacale preservandone lo stato di salute.

La sua casa era frequentata da amici perugini: il cinefilo e scrittore Fabio Melelli, il collezionista Adriano Piazzoli, il grifologo Giuliano Raschi, il film maker Michele Patucca, la storica Maria Luisa Martella.

Avena cominciato facendo l’operatore al cinema dei Salesiani/don Bosco (oggi cinema Sant’Angelo) negli anni ’50 e ’60 del Novecento. A 15 anni, andava a Roma a ritirare le pellicole per i vari cinema perugini.

Raccontava che molte copie, arrivate ad esaurimento perché deteriorate, andavano al macero e lui si premurava di recuperarle. Praticamente le ha avute a costo zero. E avrebbe potuto portare via anche copie di film a 32 millimetri. Ma il problema era trovare il posto dove metterle.

“A quei tempi – dice Melelli – non c’era l’idea della conservazione. Così molti film, dopo lo sfruttamento commerciale, finivano in discarica”. “Peraltro – aggiunge il massimo critico nazionale – allora non c’era, al contrario di oggi, una mentalità di tutela, salvaguardia e restauro”.

Un giorno chiesi a Stefano come avesse fatto a raccogliere tanti cinegiornali.

Rispose: “Venivano prodotti con cadenza bisettimanale ed erano una specie di telegiornale, prima che arrivasse la televisione. Il governo ne finanziava la realizzazione e la distribuzione. Venivano proiettati nelle sale prima del film, come forma di acculturazione popolare, ed erano assecondati con apposite provvidenze statali. Quando “scadevano”, venivano gettati, ma io li recuperavo e li conservavo accuratamente”.

Altro punto di forza di Stefano Rossi era la maestria e la cura certosina nella conservazione e nella manutenzione delle pellicole. Oltre alla capacità di riparare proiettori d’epoca: con pazienza e rara competenza, ricostruiva pezzi e riabilitava funzioni.

Mi disse: “Ho comprato negli Stati Uniti delle macchinette per aggiuntare le rotture. Tratto con liquidi speciali, da me stesso preparati, la celluloide per evitarne la disidratazione. Riavvolgo strette le pellicole, per salvaguardarle da piegature e polveri, ma soprattutto dall’acitosi, il cancro di questi materiali”.

Le “pizze”, ordinatamente disposte su scaffalature metalliche, vengono conservate in valigette originali, con all’esterno i dati identificativi.

Per terra, rulli accatastati, ciascuno con l’elenco del contenuto. Più cinegiornali sono stati riuniti nella stessa pizza, ma portano il numero progressivo di edizione. Occorrerebbero mesi per visionarli tutti. Forse nemmeno Stefano se li ricordava perfettamente. Amava guardarli con gli ospiti ed era il primo a meravigliarsi: ogni rullo… tante scoperte.

Tra le rarità di carattere documentario (film privati, girati da famiglie benestanti, anche perugine), anche i 27 film editi dalla San Paolo in 8 mm ottico, che aveva bisogno di una macchina da proiezione speciale. Ma Stefano ce l’aveva: una rarità!

Negli ultimi tempi le condizioni di salute di Stefano Rossi si erano aggravate: entrava e usciva dall’ospedale. La sua condizione di paraplegico non giovava alla respirazione e i problemi polmonari lo assillavano.

La sua scomparsa pone anche il problema di tutela di quell’enorme patrimonio di storia e di cultura. Tutelare quel bene sarebbe un dovere. Ci riusciremo? Credo che la città, e molti di noi glielo debbano: come segno di affetto. Ma anche per dovere civico.

Ciao, Stefano. È stato troppo facile volerti bene. E rimpiangerti.

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