Emergenza Covid, "Boris" abbassa la saracinesca: "Così andare avanti non è più possibile"

Massimo Barisciano chiude il suo Non solo Caffè dopo oltre 50 anni di attività familiare in via della Pallotta: "Un grande dolore, ma è la sola scelta che potevo fare"

Oggi la saracinesca Massimo Barisciano non l'ha tirata su. Non lo farà più. Per sempre? Per il momento, fino a data da destinarsi, il suo Non solo Caffè Boccaccio Wine Bar - bar ed enoteca in via della Pallotta - resterà chiuso. In un cartello appeso alla vetrina il saluto agli amici e ai clienti: "Grazie a tutti, a presto". 

La zona della Pallotta perde un'attività storica, presente in via Boccaccio, come bar e tabaccheria dal 1969. Mezzo secolo di lavoro e sacrifici della famiglia Barisciano che oggi si scontrano con la crisi causata dall'emergenza covid e dalle misure di contenimento, "necessarie per carità, non voglio negare che il covid esista o che sia un problema di portata enorme", che rendono sempre più difficile il lavoro di chi opera nel settore horeca. E allora Massimo ha deciso di fermarsi, ma non di gettare la spugna. "Lo faccio con grande dispiacere, è una decisione dolorosa, davvero dolorosa. Ma al momento, per salvare il salvabile, non posso fare diversamente". Continuerà a garantire il servizio di delivery con i prodotti che negli ultimi anni ha puntato a valorizzare nella sua attività: "Continuo, certo. Ho dei clienti affezionati, degli amici direi di più, che voglio continuare a soddisfare. Poi vedremo". 

L'attività di Barisciano, per tutti Boris, si è trasferita nel 2009 dalla vicina via Boccaccio in via della Pallotta, "Piano piano, nel tempo, abbiamo cambiato pelle, modificato la nostra attività", abbandonata la vendita di tabacchi, ha puntato sul bar, specializzandosi sempre più più su vini, distillati, whisky. "E' stato un impegno continuo per adeguarci, per rimanere nel mercato". E adesso? "Adesso, così, con rammarico, ma ho solo questa possibilità". Spese, mutuo, incassi ridotti, meglio staccare la spina, "Stava diventando una situazione invivibile".

"E' un momento difficile per tutti, per me, per i tanti colleghi con i quali sono sempre in contatto. Siamo una categoria messa particolarmente in difficoltà da questa situazione. Io preferisco fare questa scelta. E mi dispiace, per i sacrifici della mia famiglia, per i clienti, i colleghi, i fornitori. Per quel rapporto che si è instaurato negli anni, per quella voglia di condividere momenti, nuovi prodotti, piccoli e grandi eventi che sono riuscito a organizzare. Mi sembrava di essere tornato ai tempi della discoteca, quando già la domenica iniziavamo a pensare a quello che avremmo organizzato per il sabato successivo", i tempi della Pr Production, uno staff per lungo tempo protagonista della vita notturna perugina, di cui Boris ha fatto parte. "E' successo anche qui, è stato emozionante. Ecco sì, mi mancherà soprattutto il rapporto con le persone, il confronto con i colleghi, la curiosità di scoprire sempre qualcosa di nuovo. I soldi? Certo anche quelli, ma non ho mai fatto niente solo per incassare". E' tutto finito? Per ora, dice, sì. Ma chissà che non sia solo una dolorosa parentesi.

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