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Dalla fucina di Vulcano alla Talmone… al Negozio Niba. Storia e preistoria di quei locali di via delle Volte

Dalla fucina di Vulcano alla Talmone… al Negozio Niba. Storia e preistoria di quei locali di via delle Volte. Una documentazione fotografica esclusiva.

C’era una volta il fabbro Bisello dalle cui mani uscivano splendidi manufatti in ferro battuto. Passando si vedevano scintille, si percepiva il rumore dei colpi sull’incudine, si avvertivano le folate di calore della forgia, si notava lo sbuffare del mantice in azione.

Venne quindi il negozio Talmone e poi, dopo la chiusura di quest’ultimo, … il nulla.

Non erano pochi i perugini che si chiedevano come sarebbe stato utilizzato quello spazio prezioso dell’acropoli.

A recuperare la facies originaria di quello storico spazio ha provveduto (con idoneo finanziamento) Jacky Deng, cinese di Hong Kong, munifico mecenate, innamorato dei travertini della Vetusta. Fu lui che già si fece carico del restauro dei locali dell’ex chiesa di San Luigi con le splendide pitture murali del Pomarancio e tante vedute del nostro territorio [Scoperta eccezionale: nella chiesa di San Luigi alle Volte affreschi inediti del Pomarancio (perugiatoday.it)].

Come già accaduto la prima volta, a operare in questi locali sono le mani sapienti di Carla Mancini e della sua CARMA. Come già accadde la volta scorsa [Gli affreschi recuperati, il super socio cinese e le grandi firme: la rinascita di Niba (perugiatoday.it)], le scoperte non finiscono mai.

Infatti l’operazione è complessa e sta riservando sorprese. Nel corso del restauro del paramento murario sono state rimosse superfetazioni, stuccature in cemento, stratificazioni, frutto di interventi impropri.

Un paio, almeno, le scoperte. Una col punto interrogativo e una certissima.

Quella ipotizzata potrebbe consistere nella scoperta di una casa-torre a destra dell’ingresso.

La seconda è invece una certezza. La parete di fondo è ortogonale al muro etrusco lungo via delle Cantine, a delimitazione del santuario al cui interno si trovava il tempio etrusco (vedi le ricerche dell’archeologa Luana Cenciaioli sugli scavi della cattedrale e la situazione di questa parte dell’acropoli).

Tutto lascia presumere che si tratti di due muri di contenimento dell’antico santuario. La presenza di conci è innegabile. Come è evidente, per struttura e materiali, la datazione medievale della parte superiore.

Intanto si procede, con scoperte anche esilaranti. Si pensi (riferisce Carla Mancini) che in una cavità murata sono stati ritrovati degli strumenti da fabbro inopinatamente inglobati nell’intercapedine. “Chissà come ci sarà rimasto il fabbro, quando è andato a ritirarli!”, dice scherzando.

E si prepara un idoneo arredamento. Mentre i lavori fervono e procedono alacremente, ci risulta che l’architetto Mauro Angelini stia preparando il progetto di arredamento del negozio. Sarà certamente rispettoso della storicità dell’ambiente e lascerà a vista le emergenze storico-archeologiche di maggior interesse.

La città cambia. Ma, in questo caso, torna all’antico.

Dalla fucina alla Talmone, storia dei locali in via delle Volte

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