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Cucinelli spiazza e diverte all’inaugurazione della “Casa della carità fraterna” al civico 35 di corso Bersaglieri

Cucinelli spiazza e diverte all’inaugurazione della “Casa della carità fraterna” al civico 35 di corso Bersaglieri. Un intervento intriso di affetto per il cardinale Bassetti, ormai a fine corsa. Un’amicizia nata e cresciuta sotto il segno della comune vocazione filantropica e sociale.

“Cardinale, vieni a trovarci ogni tanto: Perugia e Città della Pieve non sono poi così lontani” dice il filosofo del cachemire. Grazie ai suoi sostanziosi contributi, sono stati effettuati grandiosi recuperi di beni culturali e architettonici del nostro territorio.

“La bellezza ci salverà”, “siamo custodi della bellezza del creato” sono alcune delle massime, non solo slogan propagandistici o rimasticature, che punteggiano le opere e i giorni del principe di Solomeo.

“Principe” non per diritto ereditario, ma per intima vocazione ad eccellere, a far bene il proprio lavoro, a devolvere in attività benefiche un parte dei proventi. Convintamente assecondato dalla consorte Federica che ne condivide le scelte.

E Cucinelli, anche stavolta, non ha deluso il folto pubblico dei suoi estimatori.

Al termine della partecipata liturgia, tenuta nell’oratorio di San Giovannino, Cucinelli è invitato a prendere la parola in veste di mecenate dell’iniziativa. Una riqualificazione che ha riguardato un edificio fatiscente, oggi fiore all’occhiello come Casa di ospitalità a favore di poveri, senzatetto, profughi, esiliati, diseredati.

E, col suo fare sornione, Cucinelli si rivolge al cardinale con accento amichevole e tono scherzoso. Gli chiede – come vuole la natura e la cronologia – se dovesse capitare (all’eminenza) di salire per primo ai “piani alti”, di spendere una buona parola a suo favore, riservandogli un “posticino”, non una poltrona ma almeno uno strapuntino, in quel luogo di pace e serenità.

Lo dice con garbo e senza alcuna fretta di raggiungere l’eternità. Ma, forse, come Arlecchino, “dice la verità burlando”.

Poi parla della prossima inaugurazione dell’isola della cattedrale (dove pure ha messo denaro… e parecchio) per il 17 giugno.

E invita, ancora, alla tre giorni con porte aperte al Teatro Morlacchi, da lui robustamente finanziato. Rimesso a posto sia all’esterno che all’interno.

Chiude non senza attribuire all’amico Bassetti doti “profetiche”. Che significa: dire qualcosa che vale ora e per sempre, per ciascuno e per tutti. E non può che elogiare una omelia, a braccio, in cui il cardinale - già presidente della CEI, tra poco vescovo emerito - ha ricordato la “civitas Dei” di Agostino d’Ippona.

Un discorso  secondo il quale la città di Dio, attraverso le opere di bene, si incontra con la città degli uomini. Degli uomini – s’intende – di buona volontà. Come Cucinelli. Il quale ci insegna che si possono concludere affari e produrre benessere anche coniugando le ragioni del cuore con quelle della fede. “Bella senza li ‘come’, senza li ‘perché’”, ci ha insegnato Trilussa. Quella Fede rappresentata come una vecchietta cieca. Ma in grado di guidare gli uomini, dispersi in mezzo alla selva oscura dell’egoismo e del pregiudizio.

2 Federica e Brunello Cucinelli all'uscita dall'Oratorio-2

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