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INVIATO CITTADINO Coronavirus, la truffa per ottenere il Green Pass

Incredibile, ma vero. C'è chi ci specula

L’infezione da covid come fonte di reddito… truffaldino. Incredibile, ma vero. C’è chi ci specula e chi accetta lo scambio di persona. Un reato gravissimo. Anzi: una serie di reati. Per non contare il danno prodotto da chi, infetto, circola liberamente per vari laboratori.

Come stanno le cose.  Mettiamo che ci sia chi è infetto asintomatico,  che, da perfetto delinquente, decida di “mettere a frutto” questa sua condizione. Mettiamo  anche che ci sia chi vuole apparire postivo e ottenere così il green pass, al termine della quarantena e che si proceda alla sostituzione di persona.

Come si procede? Mediante false attestazioni d’identità. È infatti noto che per sottoporsi al tampone si rilasciano autodichiarazioni e che i documenti di identità non vengono ordinariamente richiesti. Basta la tessera sanitaria che non porta la foto. È accaduto in varie città italiane. E accade anche a Perugia. Insomma: avviene che l’infetto asintomatico (un generico signor Rossi) si rechi in un laboratorio (con la tessera sanitaria non sua) e dichiari di chiamarsi Bianchi (ovviamente, il VERO Bianchi paga per questa prestazione). Il generico signor Rossi risulta positivo e viene avvertito. Solo che, dai documenti depositati, risulta che l’imbroglione si chiami Bianchi. Rossi (alias Bianchi) se ne va soddisfatto, fa una telefonatina al vero signor Bianchi che risulta così infetto, si mette in quarantena e PAGA per l’imbroglio.  Fatta la quarantena, il “presunto infetto” signor Bianchi ottiene il green pass.

E avanti così. Poi il signor Rossi si reca presso un altro laboratorio e si sottopone a un nuovo tampone dichiarando, stavolta, di chiamarsi Verdi. Ci sarà un vero signor Verdi che paga per l’imbroglio. La pacchia dura fin tanto che il signor Rossi resta infetto. Dopo di che, purtroppo per lui (e fortunatamente per noi), il reddito da imbroglio finisce.

Questo accade in varie parti d’Italia e anche nella civilissima Perugia. Roba che non sarebbe venuta in mente nemmeno a Totò e al meglio della creatività partenopea.

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