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Un vero tesoro di Perugia (colpevolmente) dimenticato: una meraviglia nel cuore della città

Un manufatto così bello e prezioso merita una migliore conoscenza, come una delle risorse di storia, fede, arte e cultura. È invece, fino ad oggi, quasi completamente ignorato

Chiesa dei santi Rocco e Sebastiano: splendida e… sconosciuta agli stessi perugini. È un vero gioiello, incastonato alla Conca, fra via San Sebastiano e via dell’Eremita, cui si può accedere anche da via Alessandro Pascoli, poco sotto il complesso monumentale di San Francesco al Prato. 

Eccone succintamente le origini, seguendo un’antica iscrizione: “La Compagnia di Santa Maria della Pace, Sebastiano e Rocco, eresse questa Cappella con le elemosine, al tempo di Olimpo di Benedetto e di Pietro di Giovanni Priore, anno del Signore 1576” (scritta originale: “Societas Dive Marie Pacis Sebastiani et Rocchi hoc sacelium tempore Olympii Benedicti et Petri Ioannis Angeli Priore ex eleemosynis erexit anno Dni MDLXXVI”).

Il toponimo via dell’Eremita è successivo di oltre un secolo e mezzo, derivando da Francesco Van Outers che in questo posto morì nel 1729, ultranovantenne, in fama di santità. E la cui tomba è a sinistra dell’altare. Ma la meravigliosa chiesa dei santi Rocco e Sebastiano era precedente e apparteneva ai canonici della cattedrale, come documenta l’immagine della graticola che ricorda il martirio di Lorenzo. Oltre alla presenza delle lettere S.L., legate alle iniziali del santo (per Sanctus Laurentius).

Secondo la tradizione, la chiesa fu innalzata presso l'edicola della Madonna della Pace, la cui immagine miracolosa è raffigurata sull'altare maggiore. La Madonna che allatta – secondo tradizione – avrebbe riappacificato due famiglie nemiche. All'interno: affreschi seicenteschi di Pietro Montanini, membro della stessa Confraternita. La struttura coniuga egregiamente arte e fede. È caratterizzata da un totale horror vacui, tanto che ogni angolo è affrescato e decorato con cura certosina.

L’interno è semplicemente strepitoso. L’accesso porta una ceramica ottocentesca esterna, con piccioni che si abbeverano e una Vergine con Bambino offerta dalla famiglia di Ugo Baduel, proprietaria della fabbrica di ceramiche perugina “La Salamandra” in San Francesco delle Donne. Oltre alla lunetta di San Sebastiano (1929), c’è anche un tondo con San Francesco e il lupo. Ciascuna di queste opere d’arte fu collocata per onorare la venuta al mondo di un figlio, il cui nome è riportato con iscrizione in lingua latina, indicante la data precisa della nascita.

La chiesetta è degna di essere inserita proficuamente nei circuiti turistici della città. Un manufatto così bello e prezioso merita una migliore conoscenza, come una delle risorse di storia, fede, arte e cultura. È invece, fino ad oggi, quasi completamente ignorato. Tranne che dagli ospiti del vicino Hotel San Sebastiano (nella via omonima) il cui gestore non omette di segnalarla.

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