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Domani avrebbe compiuto il secolo di vita Giacomo Santucci, persuaso civis perusinus. Ci ha lasciato nel 2006, ma il suo ricordo vive nel cuore di colleghi e allievi

Domani avrebbe compiuto il secolo di vita Giacomo Santucci, persuaso civis perusinus. Ci ha lasciato nel 2006, ma il suo ricordo vive nel cuore di colleghi e allievi. Era maestro per intima vocazione. Ma il suo nomignolo era “il direttore”.

Mi ricorda il compleanno virtuale il figlio Enzo in una amichevole telefonata.

Giacomo era nato da famiglia umile, trascorrendo l’adolescenza nella casa di via Campo Battaglia, luogo che già nel nome ricorda lo spirito indomito dei Perugini. E, battagliero, Giacomo fu sempre: per difendere i bambini, le persone più deboli, le classi subalterne, i diritti di tutti.

Frequentò con successo l’Istituto Magistrale e, anche nel ruolo di insegnante, si adoperò per una ricostruzione non soltanto materiale, ma soprattutto ideale e morale, attraverso i canali di una educazione rinnovata e riformata.

Santucci auspicava una formazione ispirata alla cultura democratica, laica e socialista di maestri e amici come Aldo Visalberghi, Walter Binni, Giacomo Cives e soprattutto Aldo Capitini, cui restò sempre particolarmente legato.

Mi racconta Lanfranco Binni, figlio minore del politico e critico perugino, che Giacomo gli insegnò i rudimenti della lettura. E riferisce di averlo visto intento mettere in scatoloni una massa di libri, per aiutare il papà in procinto di trasferirsi a Roma, da via Lorenzo Spirito Gualtieri, dove lo stesso Lanfranco era nato.

Quanto ai rapporti con Capitini, Giacomo parlò di un baule dove aveva conservato i libri che il filosofo della nonviolenza gli aveva affidato prima dell’arresto. Lo abbiamo inutilmente cercato con Walter Pilini, alla scuola Pestalozzi. Forse, dopo la liberazione, Giacomo restituì quel piccolo patrimonio all’amico e Maestro.

Da insegnante, Giacomo sostenne con vigore una impopolare battaglia per l’abolizione delle pluriclassi, in nome del diritto di tutti i bambini, anche nelle zone rurali e marginali, ad una educazione di qualità.

Successivamente visse invece i problemi posti alla scuola dall’inurbamento, dalla conseguente impetuosa e disordinata espansione edilizia e dalla nuova realtà industriale operaia, cui dette una risposta originale ed efficace con la Scuola a tempo pieno di Chiugiana di Corciano. Dove furono avviate esperienze di innovazione didattica, metodologica e pedagogica. Qui ebbe la collaborazione di Walter Pilini, frego della Pesa, che gli fu vicino come insegnante e come amico. Con devozione e rispetto, fino all’ultimo dei suoi giorni.

Santucci ebbe assai caro il dialetto e fu parte attiva nella fondazione dell’Associazione di cultura popolare “Il Bartoccio”, che si adoperò per una responsabile rivalutazione della componente linguistica e antropologica dialettale, come caratteristica fortemente identitaria. Recuperò le maschere popolari del Bartoccio e della Rosa, formò generazioni di insegnanti.

In conformità ai suoi ideali progressisti e alle sue esperienze di educatore, accettò nel 1970 l’invito a candidarsi al Consiglio Comunale di Perugia, dove risultò eletto, ottenendo la nomina di Assessore alla Cultura e Istruzione.

In questa veste, dette prova della sua grande conoscenza della storia della città, curandone i simboli identitari. Memorabile la battaglia ingaggiata per far tornare a Perugia il Grifo e il Leone, fermi a Roma per un interminabile restauro (foto).

Raccolse anche un’imponente collezione di foto e cartoline d’epoca, spesso trasferite nei suoi libri che ebbe la gentilezza di donare a mia moglie Rita che fu una sua insegnante.

Si deve a Giacomo Santucci la creazione di un esteso sistema di scuole comunali dell’infanzia per i bambini in età prescolare. Anticipando le linee educative nazionali. I bambini da tre a sei anni, da allora, entrarono in una dimensione non più semplicemente custodialistica, ma godettero di un percorso educativo vero e proprio.

Al termine del mandato, Santucci tornò alla sua attività di Direttore, per assumere più tardi, su richiesta e mandato del Sindaco, la Presidenza dell “Asilo Santa Croce” (oggi “Scuola dell’Infanzia Santa Croce Maria Montessori”), la prima Istituzione scolastica moderna di Perugia dopo l’Unità d’Italia, così cara al Comune e ai cittadini, divenuta nel tempo punto di riferimento internazionale per il sistema educativo montessoriano.

Per il suo impegno rivolto ai bambini, per l’educazione e per i riconosciuti meriti acquisiti nei confronti della città, venne insignito nel 2001 dell’iscrizione all’“Albo D’Oro” del Comune di Perugia, nella ricorrenza del XX Giugno: data a lui particolarmente cara come vero e proprio “compleanno laico” della città.

A memoria ed esempio della sua figura di convinto educatore, gli sono state intitolate la Scuola dell’Infanzia di Strada Pian della Genna e la Scuola Primaria di Via Chiusi.

È notizia certa l’intestazione di un’area verde in prossimità della scuola dell’Infanzia ‘Giacomo Santucci’ di Pian della Genna. Sono in corso le pratiche relative presso la Commissione Toponomastica.

Giacomo Santucci era dotato di vis polemica e passione, ma anche di ironia e spirito aguzzo e sornione, tutto perugino. Caratteristiche che farà rivivere nei suoi libri “Perugia l’altro jeri” e “Mal di Perugia”. Opere in cui l’appartenenza identitaria si colora di nostalgia.

Ciò detto, auguri, Giacomo. Perugia non dimentica.

Giacomo Santucci nel ricordo di allievi e colleghi

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