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PERSONAGGI PERUGINI Quando Aldo Poeta metteva, in via Rocchi, il cartello "Aperto per ferie".

Fu memoria amica di figure come il poeta Claudio Spinelli o il commediografo Franco Bicini

Quando Aldo Poeta metteva, in via Rocchi, il cartello "Aperto per ferie".

Personaggio, ma soprattutto persona, l’Orafo che teneva  bottega ai civici 59/61 di via Ulisse Rocchi. Memoria amica di figure come il poeta Claudio Spinelli o il commediografo Franco Bicini.

Impegnato in politica, anche in veste di consigliere comunale per il Partito Comunista italiano nelle cui file militò dal 1944 fino allo scioglimento. Era (ci ricorda Vanni Capoccia) della generazione di Raffaele Rossi, Ilvano Rasimelli, Vinci Grossi, Francesco Innamorati, Lucio Passini: innamorati di Perugia e pronti (come scrisse Lello) a “scalare il cielo”. Un impegno dimostrato anche attraverso una rigorosa etica del lavoro.

Aldo, figlio di muratore, dopo la scuola elementare (compiuta nel 1933, anno in cui Hitler saliva al potere) va in via del Canerino, al Borgo d’Oro, per imparare il mestiere dal suo padrino di cresima. Poi passa da Pasquale, in via dell’Orso, e da Ciurnelli, in via dei Priori.

Nel 1940, ormai artigiano fatto, si mette in proprio. Lavora a Terni, da cui scappa (1943), causa la paura per i bombardamenti che afflissero la città dell’acciaio.

Torna a Perugia, in via del Verzaro. Quindi, nel 1950, apre in via Vecchia (oggi Ulisse Rocchi) dove resta per 60 anni. Profondamente attaccato al lavoro, non andava mai in ferie e metteva quel buffo cartello: non sai se più ironico o autoironico. Voleva dire: “Voi andate pure al mare e ai monti! Io sto nella mia Perugia”.

In prossimità della chiusura, svendeva le ultime cose rimaste. Ricordo che fu contento quando feci piazza pulita dei suoi ultimi Grifetti d’argento che mi cedette a cinque euro l’uno. Quando osservai che ci rimetteva, mi disse: “So che li metto in buone mani”. Fu in quell’occasione che mi raccontò personalmente le vicende personali di cui parlo in queste righe in memoriam.

Se ne andò, Aldo, a 93 anni. Vissuti con dignità e onore. Con la schiena dritta e il cuore limpido.

Regalò le macchine al collega Primo Tenca e al collezionista Luciano Zeetti.

Ha voluto essere sepolto sulla nuda terra. Indossando il “sinale” nero da lavoro. Non l’ho visto coi miei occhi, ma me l’hanno riferito persone credibili. È comunque una cosa “poetica”, degna di uno che portava nel cognome una predisposizione. L’affisso funebre, per sua volontà, fu messo a esequie avvenute. Aldo non ha voluto disturbare nessuno. Nemmeno quella volta.

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