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Ecco spiegato il detto “Avecce du facce come Ercolano”. Espressione storica, priva di senso denigratorio

Ecco spiegato il detto “Avecce du facce come Ercolano”. Espressione storica, priva di senso denigratorio. Né potrebbe essere diversamente, data l’autentica venerazione che i perugini coltivano nei confronti del “defensor civitatis”.

Procediamo per gradi.

La presunta “doppiezza” è innanzi tutto legata alla sua duplice veste di vescovo e di combattente. Non è un caso che la Chiesa abbia privilegiato Costanzo, seguita in questo dal Comune che lo ha per decreto individuato come “primo protettore”. Ma il populus perusinus la pensava diversamente. Facendo realizzare dai Pisano, sulla Fontana Maggiore, non la statua di Costanzo, ma quella di Lorenzo e di Ercolano.

Il popolo ha voluto dunque effigiato nella vasca superiore Ercolano, senza trascurare il “chierico traditore” che ne svelò l’astuzia del vitello, ingozzato con l’ultimo staio di grano per simulare una falsa abbondanza di cibo, ingannando l’assediante Totila e i suoi.

Ecco dunque la prima “doppiezza”.

La seconda risiede nel fatto che gli Ercolano erano due personaggi diversi, che l’arcivescovo monsignor Rosa (nel 1940) volle riunificare. Rimise infatti ordine tra le date, stabilendo che il 7 novembre (data del martirio) è la festa di S. Ercolano, vescovo e martire, mentre il 1° marzo si ricorda la prima traslazione delle sue reliquie, avvenuta nel 723.

Dunque doppia anche la data della ricorrenza: il 1° marzo, che coincide con la sassaiola in via Campo Battaglia, scendendo da via Guerriera (nomen omen). In questo caso, si ricorda il santo guerriero. Figura che verrebbe evocata anche dal nome che si richiama alla forza della figura del semidio Hercules.

La seconda data, quella del 7 novembre, è soprattutto legata all’università, nel cui simbolo Ercolano compare a fianco del Grifo. Si dice, infatti, Ercolano “dell’Università”.

Chiarita la seconda “doppiezza”.

Ma veniamo al terzo punto. Da dove viene il detto “Avecce du facce come Ercolano”?

Qui occorre spiegare che, in occasione della festa, si teneva una solenne processione nel corso della quale, all’andata, veniva mostrata l’effige del santo sormontata da una testa in legno. Ricordiamo che (oltre ad essere stato scuoiato e gettato da via Marzia) Ercolano venne decapitato, come ci racconta una tela nell’abside del suo Tempio. Al ritorno, invece, la testa era dorata, come segno di santità. Ecco spiegato l’enigma delle “due facce”.

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