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Martedì, 21 Maggio 2024
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INVIATO CITTADINO Pasqua, uova e ‘ovi’. Fra toccetto, torta e capocollo. Mai tradire le tradizioni

La tradizione vuole pure che, per conservare buona salute, il giorno di Pasqua si debba indossare un indumento nuovo

Pasqua, uova e ‘ovi’. Fra toccetto, torta e capocollo. Mai tradire le tradizioni!

Un classico alimentare della Pasqua è la torta col capocollo e l’ovo ‘tosto’ (sodo) benedetto. Come segno di devozione, ma anche di solido apporto energetico. Almeno così era un tempo, quando la fatica quotidiana consentiva di smaltire grassi con facilità.

L’uovo ampiamente utilizzato per la torta al formaggio, “spumini” (meringhe), cappelletti, pasta fatta in casa e quant’altro. Uovo nelle forme di quelli di cioccolato, con sorpresa o meno.

La tradizione vuole pure che, per conservare buona salute, il giorno di Pasqua si debba indossare un indumento nuovo. Se non un vestito, almeno un paio di calzini o un fazzoletto. Insomma, come si dice, “tocca arnovà”.

Ma l’uovo era anche usato per il gioco del “toccetto”, specie tra i ragazzini.

Come si procedeva. I due contendenti prendevano in mano un uovo sodo (non benedetto, per carità, perché il gioco è materia diabolica!) e lo impugnavano, per proteggerlo, fino a lasciarne appena intravvedere una parte, tra il pollice e l’indice. Altrettanto faceva l’avversario. Spesso si trattava di una sfida fra nonno e nipote. E, in questo caso, vinceva immancabilmente il più giovane.

La sfida consisteva nel far scontrare le due uova finché il guscio di una delle due non si fosse rotto. A quel punto, l’uovo con la buccia rotta diveniva preda del “nemico”.

Si diceva che i più bravi sapessero riconoscere le uova con la “coccia” più resistente. Si pensava che fosse più forte l’uovo col guscio scuro.

Il nome del gioco deriva da “toccio”, che nel nostro dialetto r sta anche per “robusto”.

Il verbo “toccià” significa “sbattere/urtare” e l’origine del “toccetto” è dunque chiarissima.

Si racconta il caso di un campione che sembrava imbattibile e il cui uovo non si rompeva mai. La spiegazione fu trovata quando i compagni glielo tolsero dalle mani e lo gettarono per terra. Si accorsero che quel compagno aveva inventato “l’uovo di Colombo”. Infatti, all’interno era contenuto un pulcino, naturalmente morto, il che rendeva l’uovo pieno di materia solida e dunque più resistente. L’imbroglione non restituì le uova vinte e ormai… digerite.

A Civitella d’Arna è consuetudine, dopo la messa della mattina di Pasqua, giocare a toccetto nello spazio antistante la chiesa parrocchiale. In pagina uno scatto di Ezio Bertoldi che documenta la circostanza.

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