E' morto il cigno Checco, mascotte del parco: "Era molto affettuoso, si comportava come un cane"

E’ morto “Checco” il cigno mascotte del Parco di Rignaldello, di oltre 21 anni, simbolo e beniamino delle famiglie e dei bambini che facevano la fila per vederlo, farci qualche selfie e dargli da mangiare

E’ morto “Checco” il cigno mascotte del Parco di Rignaldello, di oltre 21 anni, simbolo e beniamino delle famiglie e dei bambini che facevano la fila per vederlo, farci qualche selfie e dargli da mangiare. E’ stato ritrovato privo di vita sullo specchio d’acqua alla periferia di Città di Castello gestito da Arcicaccia, proprio da uno degli addetti dell’associazione, Alberto Alunni, che lo ha visto nascere e poi accudito con amore e dedizione per più di venti anni.
“Sono stato avvertito da alcune persone venerdi scorso, nel pomeriggio che avevano visto il cigno dare segnali inequivocabili di disagio ed emetteva strani suoni. Quando sono arrivato a pochi passi dal recinto del laghetto l’ho trovato ormai privo di vita” - precisa con la voce rotta dall’emozione, Alunni, che ricorda di avere ancora nel braccio il segno di una affettuosa beccata di “Checco”, contento di aver ricevuto la razione quotidiana di cibo.

Saranno ora le analisi di rito sulla carcassa dell’animale, che è stato trasportato attraverso il Servizio Veterinario della Usl 1 Umbria (responsabile dottor Giovanni Giorgi) all’Istituto Zooprofilattico di Perugia, a certificare le cause della morte improvvisa di “Checco”.

Al Parco dei cigni di Città di Castello lo scorso 24 maggio era arrivata la cicogna. Si erano  dischiuse quattro uova deposte dalla mamma cigno “Gisella” nell’isolotto centrale dello stagno del Parco di Rignaldello. La nascita, perché spettacolare e rara per un parco pubblico, che dunque si è candidato a diventare l’evento dell’estate. “I cigni sono animali selvatici, come tali li trattiamo, anche se Checco, era a suo modo, molto affettuoso e spesso si comportava più come un cane che come un cigno -  dice ancora Alunni, che ricorda quando “trenta anni fa un cigno coinvolto in un incidente stradale nella zona di Lerchi, raccolto in condizioni disperate, venne curato e quindi portato in convalescenza in un laghetto alla periferia di Città di Castello. Di quel cigno capostipite, Checco era il figlio, e in pochi decenni, un anonimo specchio d’acqua è diventato un parco ambientale all’avanguardia, dedicato a questa specie, che ha davvero dei tratti carismatici, reali.”

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