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INVIATO CITTADINO Parco dei Rimbocchi, chiuso il box della vergogna

La nostra segnalazione è andata a effetto. Intervento del Comune e della Forza pubblica. Ma ora si pone il problema: che farne?

Messo in sicurezza il box della vergogna al parco dei Rimbocchi. La nostra segnalazione è andata a effetto. Intervento del Comune e della Forza pubblica. Ma ora si pone il problema: che farne?

Adesso quello scandaloso prefabbricato è inaccessibile. Le aperture sono state protette attraverso una rete metallica a maglie fitte e con robusto tondino da cantiere (foto). La saldatura è stata effettuata direttamente sul telaio della porta e dell’infisso laterale.

A questo punto la protezione è assicurata.

Anche la zona circostante è stata rassettata. Una vigorosa potatura della siepe adiacente e la rimozione di materiali lignei e residui di impiantistica elettrica. Cavi, fili, interruttori rugginosi sono stati portati via.

L’interno, invece, non è stato minimamente liberato, tanto che sono a vista una serie di masserizie e materiali da discarica che, prima o poi, andranno rimossi.

Dato che la situazione non potrà permanere a lungo, anche per una questione di decenza, ci si chiede a quando la ripulitura generale. Oltre alla necessità di decidere che fine debba fare quel manufatto. 

FOTO Parco dei Rimbocchi, chiuso il box della vergogna

C’è chi sostiene che andrebbe comunque demolito o rimosso in toto. Chi, invece, ne sottolinea l’uso potenziale come rimessa al servizio del Circolo Mirò, posto in adiacenza.

È certo che quel manufatto è letteralmente affogato nella vegetazione che lo divora. È urgente liberarlo da quella flora parassita, rampicanti e altro, una vera jungla, qualunque uso si decida di farne.

Come sia, è d’obbligo procedere e non lasciare una situazione incancrenita e poco dignitosa per il parco in sé e per i suoi numerosi frequentatori di tutte le età. Perché sporco e abbandono chiamano comportamenti negativi.

La vicinanza col campetto, utilizzato specialmente da ragazzi e giovanissimi, richiede la necessità di fare ordine e pulizia per farli muovere in un contesto dignitoso. Perché “educare” significa “tirar fuori da ognuno il meglio che c’è”. E il meglio non vien fuori, davanti a tanto “peggio”.

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