INVIATO CITTADINO Dov'è e perché è stato tolto il palo della fucilazione di Mario Grecchi?

Ci dicano perché lo hanno tolto, e dove hanno messo, il palo cui fu legato Mario Grecchi all’atto della fucilazione al poligono di tiro del XX Giugno. E, soprattutto, chi è responsabile di questa offesa

Il palo quando era ancora al suo posto, accanto alla foto e alla lampada bronzea

Ci dicano perché lo hanno tolto, e dove hanno messo, il palo cui fu legato Mario Grecchi all’atto della fucilazione al poligono di tiro del XX Giugno. E, soprattutto, chi è responsabile di questa offesa.

QUANDO C’ERA E DOVE STAVA. Ne riportiamo in pagina una foto, scatta qualche anno fa, quando questo cimelio stava ancora al suo posto, ossia appoggiato ad angolo accanto alla colonnina, alla lanterna e alla foto del giovane perugino fucilato al Borgo Bello.

È troppo doloroso ricordare come, sebbene gravemente ferito, Grecchi fosse stato tenuto in vita a forza di trasfusioni, allo scopo di poterlo punire con la fucilazione per la sua fedeltà agli ideali di libertà.

LA STORIA. All’ospedale Santa Maria della Misericordia si conserva la lapide, che si riteneva smarrita, originariamente posizionata nella stanzetta dove era stato ricoverato al Policlinico di Monteluce.

Ma il cimelio del palo cui fu legato rivestiva una dimensione di memoria storica, carica di concretezza. È per questo che – all’atto della sepoltura – si decise di collocarlo nella cripta che di Grecchi conserva le spoglie.

È un mistero, questo, che ha fatto drizzare le antenne a quanti annualmente si recano a portare un fiore su quella tomba. Nella fattispecie, i perugini Vanni Capoccia e Cesare Barbanera, come da noi raccontato nell’edizione di ieri.

LA SPARIZIONE. Della mancanza non si sono accorte le autorità civili che, il 25 aprile, hanno conferito la corona, appoggiata all’esterno. Ma la circostanza non è sfuggita a quanti vogliono conservare memoria di eventi e personaggi che garantiscono la continuità di valori irrinunciabili.

L’ULTIMA LETTERA. I perugini hanno ancora nel cuore e nella mente le ultime parole, semplici e profonde, che quel ragazzo appena diciottenne lasciò ai familiari: alla mamma, al babbo, ai fratelli. “Mamma, papà, fratelli – scriveva – vi lascio terribilmente addolorato per non avervi potuto rivedere. Perdonatemi se vi ho procurato qualche dispiacere. Vi ho sempre voluto tanto bene. Perdonate quest'ultimo male e inviatemi la vostra Santa benedizione. Muoio con la sicurezza di non aver fatto mai male a nessuno. Pregate per me. Per sempre vostro, Mario”.

Parole ancora in grado di toccarci nel profondo.

LA VERIFICA. Allertato dagli amici Cesare e Vanni, l’Inviato Cittadino si è personalmente recato nei luoghi, armato di digitale e di una potente lampada a led. Risultato: quel palo non c’è più. Non sta nel punto dove era originariamente appoggiato, ossia ad angolo, a destra, fra la colonnina, la lampada bronzea e la foto di Grecchi. Ma, a un’attenta ispezione, il cimelio non c’è nemmeno sul lato destro, dove ci sono altre tombe dei familiari.

CONCLUSIONI. La cripta è chiusa da un robusto cancello di ferro, dotato di chiave. Chi ne è in possesso? Non si ha notizia di discendenti, tranne una anziana donna che vive al nord e che vedemmo diversi anni fa in occasione di una commemorazione. Posto che sia ancora in vita. Chi, dunque, e perché ha aperto e portato via – non si sa dove – quel cimelio?

LA VITA È FATTA DI SIMBOLI. Si dirà: cosa importa? Poco male. In fondo, si trattava solo di un simbolo. Ma è ben noto che la vita è fatta di simboli e, spesso, la si guadagna o la si perde, in nome e a causa di un simbolo. O di un valore. Perché – è stato scritto – “l’uomo stesso è un simbolo”. 

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