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Ponte San Giovanni, l'onorevole Prisco: "Abbattere i palazzi dell'illegalità e creare nuovi spazi all’insegna della sostenibilità"

L'intervento a margine della presentazione del programma nazionale di riqualificazione urbana che prevede 30 milioni per Perugia

Abbattere l'ecomostro di Ponte San Giovanni, simbolo dell'infiltrazione mafiosa, e realizzare un quartiere ecosostenibile. E' quanto chiede il deputato Emanuele Prisco (Fratelli d'Italia) intervenendo nel dibattito sul futuro dei palazzi mai finiti nel quartiere perugino nell'ambito del "Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare" (Pinqua).

Un programma ministeriale innovativo per la qualità dell’abitare del Comune di Perugia che prevede due interventi nel quartiere di Ponte San Giovanni, per un’investimento previsto di oltre 30 milioni di euro.

La prima proposta è incentrata sul recupero e la valorizzazione del complesso in abbandono ex Palazzetti Margaritelli e del sito dell’ipogeo dei Volumni, l’altra sulla rigenerazione urbana del centro dell’abitato, con interventi sul patrimonio immobiliare e sulle infrastrutture.

"Demolire il simbolo dell’infiltrazione mafiosa in Umbria e di un fallimento della urbanistica eccessiva del passato, con un progetto innovativo di riqualificazione urbana e di valorizzazione in chiave di sostenibilità di un quartiere ricco di storia e testimonianze. Un progetto che mette insieme una importante partnership pubblico-privata e vede in primo piano il ruolo chiave dell’Università e di Ater. Ringrazio il sindaco Romizi e l’assessore all’urbanistica Margherita Scoccia e l’amministrazione comunale che hanno fortemente voluto questo progetto. Sono certo che la presidente Tesei saprà poi fare di questa iniziativa una bandiera per l’Umbria, simbolo della legalità nella nostra Regione, della rigenerazione e della sinergia dei tanti attori pubblici e privati impegnati nel progetto che rappresentano, anche plasticamente, un segno del cambiamento che gli umbri ci hanno chiesto" ha detto l'onorevole Emanuele Prisco, già assessore nel primo mandato del sindaco Romizi, che aveva portato il tema anche in Parlamento già ad inizio legislatura.

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