Martedì, 19 Ottobre 2021
Attualità

Tamponi molecolari in reparto per i padri che vogliono entrare in sala parto

La richiesta del consigliere Andrea Fora: "Linee di indirizzo omogenee per la gestione degli accessi alle strutture sanitarie dei visitatori e delle assistenze"

Favorire la presenza del padre in sala parto e definire linee di indirizzo omogenee per la gestione degli accessi alle strutture sanitarie dei visitatori e di chi presta assistenza, attraverso un test molecolare direttamente nelle Unità operative di degenza a carico del personale di ostetricia.

È quanto propone il consigliere regionale Andrea Fora (Patto civico per l’Umbria) attraverso un’interrogazione alla Giunta. Secondo il consigliere è “necessario chiarire e uniformare le modalità di gestione degli accessi alle strutture” che si tratti di visitatori o di chi fa assistenza perché in alcune Unità operative ‘No covid’ questo è consentito dopo “l’effettuazione del tampone molecolare eseguito a carico della struttura stessa”, mentre in altre strutture regionali questo non vale per tutti gli accessi. A volte con comportamenti diversi nello stesso ospedale.

“La presenza del padre al momento del parto e durante la degenza – spiega Fora - è una delle situazioni che descrive bene la condizione riportata e causa molte difformità tra i punti nascita regionali”.

Secondo il consigliere Fora evidenze scientifiche e pareri del comitato tecnico del Ministero si esprimo sulla positività della presenza del marito o compagno “in un momento così importante per la vita di una donna e per la nascita del nuovo nucleo familiare”, ma le strutture umbre non applicano le stesse regole “e, fatta eccezione per due punti nascita, gli altri non consentono l’accesso dei compagni in sala parto e la permanenza in ospedale durante la degenza”.

Differenze riscontrate anche per l’esecuzione dei test molecolari da effettuare all’ingresso in ospedale. In alcuni punti nascita, gli accompagnatori possono sottoporsi al test direttamente in reparto, mentre in altri ospedali si devono rivolgere a centri privati, creando una grave disparità e un forte disagio. Con il rischio di doverlo ripetere perché la data presunta del parto e il ricovero non sempre coincidono con l’inizio del travaglio spontaneo.

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