Orgoglio e libertà, il XX Giugno nelle pagine dei poeti (di ieri e di oggi) in lingua perugina

Dall'800 a oggi tanti i versi dedicati a questa data, due volte decisiva nella storia della città

Quel doppio XX Giugno, simbolo di orgoglio e libertà, nelle pagine dei poeti (di ieri e di oggi) in lingua perugina.
Un evento tanto significativo da ispirare la pagina di numerosi autori, a far capo dall’Ottocento fino ai nostri giorni. Già Ruggero Torelli scriveva sonetti in materia, seguito dal maestro elementare Federico Berardi, nella sua 'Storia de Perugia' (riedita, per Guerra, a cura della nipote Clara Canestrelli e da Claudio Spinelli). Lo hanno fatto tanti altri… più o meno poeti. 

Ma la diversa qualità della pagina è accomunata dalla persuasa condivisione del sentimento di fierezza e appartenenza. L’attore e poeta Walter Corelli, con lo pseudonimo di Bacanello, si poneva il problema del riposizionamento della tiara pontificia schiacciata dalla zampa del Grifo (rimossa dal fascismo in epoca di Concordato), chiedendosi polemicamente “Ce l’armettemo o nun ce l’armettemo?”. Una vera borgarola, come Maria Lorvich, dedica altrettante poesie ai due eventi del 1859 (Stragi di Perugia) e del 1944 (Liberazione con l’arrivo degli Alleati).

Perugia festeggia il XX Giugno, il programma delle cerimonie ufficiali

Ma non posso che proporre in coppia le poesie di Claudio Spinelli dedicate al doppio evento. La prima è quasi un epigramma che racconta un sogno civile, laico, libertario. “XX Giugno 1859” e recita: “’L cervello qualca volta fa da matto. / Stév’a sedé ’n tol muro del Frontone / mezz’apaluginato. Tutt’a ’n tratto / m’è nuta come ’na mmaginazione / ch’ero pel borgo ’n mezz’ai perugine / ’l venti giugn’a sparà ta i papaline…”. 

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La seconda, che tocca il problema dei voltagabbana, ex fascisti che si fingono partigiani (tratta dalla raccolta “L’ora de l’ozzio” del 1981), s’intitola '’L giorno de la Liberazzione'. “Quand’arivò tuquì l’ottav’armata, / fu del quarantaquattro, ’l venti giugno, / i tedesche se l’èrno squajata / e de fascisti ’n se n’ vedeva ’n grugno. // Era d’martedì: tutt’a ’ְn momento / vinn’al Frontone gente da ’gni dove: / quant’bandiere ’ntorn’al monumento / ch’arcorda i fatti del cinquantanove! // Com’arivòrn’ i primi carrarmati / fu tutto ’n battiman e ’n viva viva / ché per noaltre tutti q’i soldate / volevon dì’ ’n calvario che finiva. // To ’n quil momento bell’e spensierato / ce fu ’na cosa che me lassò scosso: / vidde ’n voltagabbana spudorato / che svent’lava ’n fazz’letto rosso”.

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