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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
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INVIATO CITTADINO I magnifici sette del Conservatorio fanno cantare l’organo Mattioli della chiesa di Sant'Antonio abate al Borgo

Uno strumento seicentesco, già attestato nel 1610, colpito da un fulmine e risistemato nel 1650. Dopo secoli di mutismo, lo ha recuperato il grande Eugenio Becchetti restituendolo alla fruizione dei contemporanei

I magnifici sette del Conservatorio fanno cantare l’organo Mattioli della chiesa di S. Antonio abate al Borgo. Uno strumento seicentesco, già attestato nel 1610, colpito da un fulmine e risistemato nel 1650. Dopo secoli di mutismo, lo ha recuperato il grande Eugenio Becchetti restituendolo alla fruizione dei contemporanei.

Gli hanno fatto cantare gli Splendori del Barocco: Oreste Calabria, Michela Caldesi, Emmanuel Chiriches, Luca Grosso, Izumi Matsumoto, Francesco Varone e Luigi Vincenzo, sette talentacci del corso di Claudio Brizi. Professore (dalle spiccate doti affabulatorie) che ci racconta una storia dell’organo lunga oltre venti secoli. Partendo dalla grecità classica, passando per Pipino il Breve e l’incoronazione di Carlo Magno (notte di Natale dell’800) in cui l’organo giunse dall’Oriente come gentile dono augurale. 

Uno strumento, insomma, che può vantare ben ottocento anni di letteratura scritta ed esemplari di poche canne fino al fenomeno di Atlantic City che di canne ne ha 33 mila.

L’organo – spiega Brizi – ha qualcosa di soprannaturale. Supremo esempio di vocalità strumentale, ha un lessico umano, fatto di bocca, labbro, piede, anima… ad indicare alcune sue parti. Ma il suo respiro è sovrumano e sine interruptione.

Nell’occasione, si propongono musiche in sincronismo col passaggio fra Avvento e Immacolata. E gli splendidi allievi gli dànno giù di mani, di piedi e di voce, alternando organo e gregoriano.

In programma, fra gli altri, Frescobaldi e Van den Kerckhoven, Scheidt e Praetorius. 

FOTO L'organo Mattioli e la formella di Santa Cecilia

PS. La lezione del professor Brizi si completa con una “rivelazione” identitaria di carattere storico-artistico-antiquario che incuriosirà il lettore.

Questa la scoperta (almeno per me). Il portale di Palazzo dei Priori porta una formella (la seconda a salire da destra) in cui si vede distintamente la protettrice dei musicisti, Santa Cecilia, con sulle ginocchia un organo. L’Inviato Cittadino – che ignorava il particolare – si è precipitato al portale del Maitani per verificare la circostanza. Che corrisponde a verità. Lo dimostra inconfutabilmente la foto in pagina, offerta ai lettori come straordinario cadeau. Uno scatto da non perdere. E da andare a verificare… di scatto.

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