Ricordare Marcello Monacelli dedicandogli una targa alla sede del'Ordine di via del Macello

Rammentando il suo giornalismo di servizio, intriso di umanità. La targa porta la scritta “Marcello Monacelli. Del giornalismo ha fatto una missione”

Ricordare Marcello Monacelli, giornalista e uomo di vaglia, con una targa apposta nella sede dell’Ordine in via del Macello. Rammentando il suo giornalismo di servizio, intriso di umanità. La targa porta la scritta “Marcello Monacelli. Del giornalismo ha fatto una missione”. Meglio non si poteva dire.

Una cerimonia semplice e toccante. Eravamo parecchi, nel pomeriggio piovoso di ieri, riuniti nel nome e nella memoria di Marcello, che ci ha lasciato il 2 giugno di 11 anni fa. Stavamo nella Sala Carlo Bellucci, sotto al ritratto di Dante Ciliani che ci guardava sorridente.

C’erano Marco Baruffi, presidente dell’Associazione Stampa Umbra, Marta Cicci, Luana Pioppi, Noemi Campanella. Era spiritualmente presente anche Roberto Conticelli, ora a Firenze, il cui pensiero affettuoso è pervenuto attraverso un messaggio scritto.

Ma c’erano parecchi “diversamente giovani” che con Marcello hanno intrattenuto rapporti di collaborazione e d’affetto. Fra essi Maurizio Verdenelli, “ragazzo” incoraggiato da Monacelli nel difficile percorso della carriera giornalistica e poi grande penna del processo Moro. Aneddoti e spigolature, personali e professionali, sono state narrate da Gianfranco Ricci, sempre brillante e pronto a fare l’imitazione delle espressioni tipiche di Marcello. Ma anche il ricordo di un collega (per me compagno al Mariotti e autore di indimenticabili “Cronachette” dentro lo Zibaldone che dirigevo) come Lanfranco Ponziani, che se n’è andato troppo presto, avendo ancora molto da dire e da dare.

C’era Enzo Ferrini, legato a Monacelli a doppio filo di scrittura e di sentimento. C’erano Italo Carmignani e Lucio Biagioni. E quasi tutti hanno speso una battuta. O più d’una.

Per quanto riguarda l’Inviato Cittadino, ha dichiarato di aver raccolto, e seguito, il consiglio dell’indimenticabile Marcello: “Il giornalismo è questione di gambe, più che di testa”. Perché andare sul posto, parlare con la gente, verificare la notizia è la formula autentica e infallibile del giornalismo onesto.

C’era, Vincenza Pottini, la “Cencia”, commossa e generosa, come solo la compagna di una vita di Marcello poteva essere. Una grande donna, immancabilmente dietro un grande uomo. Lei è stata giornalista al pari di Marcello, cui la unì una catena indissolubile di affetti e di collaborazione “anche” professionale.

Si sono ricordate – non senza qualche rimpianto – decisioni infauste, come quella di aver donato all’Augusta la biblioteca di Marcello, quasi tutta dentro gli scatoloni. A parte la mostra che riuscimmo a organizzare a dieci anni dalla morte. Era meglio regalare i libri a una scuola, dove almeno sarebbero potuti circolare.

La scopertura della targa, fra sorrisi e ricordi. Due le prossime iniziative in cantiere. Intestazione di una delle due nuove rotatorie di via Settevalli, come il Comune si è impegnato a fare con nota dell’8 marzo. Impegno da adempiere: qualunque sia la coalizione che vincerà, chiunque presieda la prossima Commissione Toponomastica.

Poi l’apposizione di una targa al civico della casa di via Vincioli, sotto al Morlacchi e via degli Offici, dove nacque Marcello. A un passo dal Corso dove, diceva, “dopo due vasche, sai già tutto”.

E, per chi lo vorrà, la “Cencia” dà appuntamento per il 2 giugno, anniversario della morte, alla chiesa dei santi Biagio e Savino, alle 18:00, per una messa di suffragio.

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