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Foibe, In memoria di G.M., maggio 1945

Foibe, In memoria di G.M., maggio 1945

Vittime delle foibe, per non dimenticare. L'opera dell'artista Lorenzo Fonda dedicata al nonno Giusto Matane

Il Comune di Perugia ha esposto a Palazzo della Penna l’opera. E, dato che sarebbe difficile vederlo in presenza, ha reso l’allestimento visibile dalle scalette di via Vibi

Giorno del ricordo a Perugia. Un evento giusto per celebrare quel Giusto, crudelmente infoibato nel maggio 1945. Si tratta di Giusto Matane: era questo il nome del nonno materno dell’artista Lorenzo Fonda. Egli stesso, ragazzetto, (s)fuggito alla strage attraverso una fuga che, per vie dolorose, lo porta nella città d’Euliste. Dove, convittore all’Onaosi (il padre era medico), studia e giunge alla laurea in medicina.

Ma dentro al suo animo alberga una vocazione alla pittura che lo conduce a traguardi d’eccezione. Globe trotter, attraverso le sue opere, in Giordania, Stati Uniti, Europa, Cina e Australia.

Quest’opera coniuga egregiamente l’ispirazione che viene dal dolore, una tecnica figurativa superba, un brandello di storia colpevolmente rimossa. L’immagine è polimaterica: scritta sul legno con colori e perfino con la terra, che conferisce una potenza ctonia, un effetto straordinario. Si direbbe che Fonda, più che col pennello, ha dipinto col cuore e col sangue.

Quel corpo straziato, legato col filo spinato, diviene metafora di un’umanità sofferente che attraversa la storia, dipanandosi dall’uomo con la clava a quello col carro armato, come dice il poeta. E il concetto di tortura insito nel dipinto assume concretezza nella dimensione materica di un vero filo spinato, crudo e rugginoso (ricordo che lo dette all’autore l’amico Gustavo Sanchirico, restauratore del Borgo d’Oro).

Bene ha fatto, dunque, il Comune di Perugia a esporre in Palazzo della Penna l’opera dell’artista Lorenzo Fonda. E, dato che sarebbe difficile vederlo in presenza, ha reso l’allestimento visibile dalle scalette di via Vibi. Un nome, per noi perugini, fortemente identitario, come ci ricorda quel “Colonia Vibia” sulla Porta Tezia e, frammentato, in quel di Borgna. Per non dimenticare. Un monito valido ora e sempre.

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