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Coronavirus e nuovi poveri, l'allarme della Caritas diocesana: "In tre mesi +35% di richieste di aiuto"

Le categorie in difficoltà: disoccupati, autonomi e disabili. Preoccupa la crescita della violenza in famiglia e la diffusione del gioco d'azzardo

I mesi di confinamento casalingo e di chiusura delle attività commerciali e produttive, hanno fatto innalzare l’indice di povertà nella provincia di Perugia. O meglio. Nel territorio dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve le persone-famiglie che per la prima volta hanno chiesto un aiuto, a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19, sono state circa il 35% dei fruitori abituali, 120 in più al Centro di ascolto diocesano e 400 all’Emporio “Tabgha” (Perugia città), nei mesi marzo-aprile-maggio 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. A livello nazione l’incremento è stato del 34%.

Le richieste di aiuto dei “nuovi poveri”, per la Caritas diocesana di Perugia sono un terzo rispetto a quelle registrate tra marzo e maggio dello scorso anno. Nell’attuale fase il 95,9% delle Caritas partecipanti al monitoraggio ha segnalato un aumento dei problemi legati alla perdita del lavoro e delle fonti di reddito, mentre difficoltà nel pagamento di affitto o mutuo, disagio psicologico-relazionale, difficoltà scolastiche, solitudine, depressione, rinuncia/rinvio di cure e assistenza sanitaria sono problemi evidenziati da oltre la metà delle Caritas. Ai centri Caritas si sono rivolti per lo più disoccupati in cerca di nuova occupazione, persone con impiego irregolare fermo a causa della pandemia, lavoratori precari/saltuari che non godono di ammortizzatori sociali, lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione ordinaria/cassa integrazione in deroga, lavoratori autonomi/stagionali in attesa del bonus 600/800 euro.
Altri problemi segnalati riguardano la difficoltà delle persone in situazione di disabilità/handicap, mancanza di alloggio in particolare per i senza dimora, diffusione dell’usura e dell’indebitamento, violenza/ maltrattamenti in famiglia, difficoltà a visitare/mantenere un contatto con parenti/congiunti in carcere, diffusione del gioco d’azzardo/scommesse.

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