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Domenica, 23 Giugno 2024
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LETTI PER VOI Sugli scaffali ‘La ladra e il killer’, ultimo lavoro di Santi Parlagreco

Sugli scaffali ‘La ladra e il killer’, ultimo lavoro del giallista-editore Sarapar, Santi Parlagreco. Siciliano di nascita, perugino di convinta adozione.

Santi stavolta gioca in casa, avendo ambientato nella sua Messina la vicenda che si dipana in un prologo e in una narrazione sgomitolata in 27 snelli capitoli per 140 pagine (al prezzo di copertina di 12 euro).

Si comincia col riportare una pagina di cultura della “Gazzetta del Sud” con un servizio che riferisce del ritrovamento, durante dei lavori di scavo, di una villa romana in località Tremestieri. Col conseguente rinvenimento di monete fenicie, rimaste all’interno di un’anfora incagliata su una formazione rocciosa.

Prevedibile ressa per aggiudicarsi i preziosi reperti con collezionisti intenzionati a individuare il proprietario tramando un furto su commissione.

La scena si apre su una motonave sul cui ponte si stagliano le figure di una bionda francesina, dal nome di Petit Laplace, e quella di una mora palermitana di nome Ivana. Si assiste poi a una truculenta caccia al pescespada (pare di sentire la voce di Domenico Modugno che grida “Ddà jè, pigghia la fiocina, accidilu!”).

Poi le due fanciulle, bellissime e poco… illibate, si fanno belle per scendere nell’antica Zancle (che Santi descrive alla perfezione, bella forza, è casa sua!). A seguire la citazione del bell’Alain, ladro acrobata, scassinatore e informatico, e poi François… e tanto altro.

Ricompensa di 500 mila euro nel finale. Non diremo da parte e a favore di chi. Perché i gialli si leggono, non si raccontano.

Una sola osservazione sullo stile: i capitoli sono brevi e incalzanti. Santi Parlagreco imbastisce una narrazione pressante, tutta fatti e colpi di scena. Poco spazio alla letteratura autocompiaciuta e descrittiva.

Vale la pena di avere un libro con copertina tirata a lucido che racconta una classicissima Elena di Troia allo specchio. E una quarta con un prototipo di Trinacria turistica, con montaggio di monete e ori della gioielleria Forghieri. Perfetta sintesi di un siciliano fattosi perugino.

Pare passato un secolo (ma sono solo 15 anni) dall’uscita de “Il bronzo insanguinato” che ci fece conoscere gli esordi del Maigret perugino, l’ispettore Serafino, un poliziotto che passa indolente fra l’abitazione di via della Pernice e il Bar Morlacchi. Poi altro. Tanto altro.

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