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Mercoledì, 12 Giugno 2024
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La storia di Nate Kantner tra Seattle, Firenze e Perugia: echi di un'icona musicale della città

Il cantante statunitense vive a Perugia da ormai dieci anni, fra i suoi brani più conosciuti c’è "20 Luglio"

Le sue mani suonano le corde di una chitarra che sembra essere già vintage e da quelle corde nascono note di un country contaminato dal viaggio. Da Seattle al Montana, poi Firenze e infine Perugia dove Nate Kantner ha trovato la sua casa, la sua gente, qui non viene considerato come uno dei tanti turisti americani ma è parte integrante della città.
Alla domanda se vuole tornare negli Stati Uniti il musicista ha risposto che dopo tutti questi anni, dieci per essere precisi, se rimane qui è perché è quello che desidera, altrimenti sarebbe già andato via: “Se resti troppo in una città è perché ci vuoi vivere o perché ci rimani incastrato. E io qui ci voglio restare”.

Kantner è senza dubbio un’icona musicale di Perugia, da corso Vannucci al Marla, dal Pinturicchio a Edicola 518, i suoi concerti, voce e chitarra, con brani originali o rivisitazioni di pezzi italiani dimenticati, allietano le orecchie di ogni passante e di ogni attento ascoltatore. 

“Ho scritto musica con gli amici fin da quando avevo 8 anni. Il mio amico Brandon aveva a casa un organo vintage, bellissimo, e ogni tasto produceva un suono meraviglioso. Ci siamo lasciati ispirare da quelle note e insieme abbiamo composto una canzone e registrato una cassetta” racconta Kantner, nato a Seattle e cresciuto in Montana fino all’età di 18 anni. 

Nate ha sempre cantato, anche nei cori, e prima di trasferirsi a Seattle per l’università, ha deciso di imparare a suonare la chitarra. Racconta di averlo fatto per un talent show al liceo, dove voleva esibirsi ma non desiderava che qualcun altro suonasse la chitarra al suo posto. Così, ha convinto suo padre a comprargliene una promettendo di non smettere di suonarla, ha mantenuto la promessa.
A Firenze ha completato i suoi studi universitari e ha iniziato a suonare, a esibirsi per puro caso, ingaggiato insieme a un amico per suonare ogni lunedì in un pub. 

Nonostante abiti ormai in Italia, conserva un legame indissolubile con la sua famiglia in America. Le sue tre sorelle hanno fatto il viaggio fino a Perugia per passare le festività natalizie insieme a lui. Nate nutre un profondo affetto per la sua famiglia, e la loro mancanza si fa sentire costantemente. Per questo motivo cerca sempre di trovare il modo di tornare negli Stati Uniti il più spesso possibile. 

A Perugia Nate si sente come in un’oasi di libertà artistica dove può esibirsi senza restrizioni né critiche al suo repertorio. Descrive con passione l’atmosfera dei concerti nei locali, sempre accogliente e serena. Trova piacevole cantare anche lungo le strade del centro, nonostante qualche volta incontri commenti poco gentili da parte dei passanti.

Con un sorriso, Nate si descrive come un cantautore le cui radici affondano nel vecchio country e nel folk rock. L’essenza di una canzone ben fatta lo emoziona profondamente, senza preoccuparsi del genere, ciò che lo interessa è cogliere l’anima e la mente degli autori che l’hanno creata. Rivela che, oltre ai grandi nomi come Bob Dylan, sono stati proprio i suoi amici musicisti a influenzare il suo stile e la sua visione musicale.

La canzone “20 luglio” è uno dei suoi brani più amati, scritto a Seattle ma accolto con entusiasmo a Perugia, è un successo che lo ha sorpreso non poco. Questo fenomeno per lui è la prova tangibile del potere universale della musica, tanto che alcuni addirittura pensavano che fosse stata scritta proprio in Italia.

Guardando al futuro, Nate si illumina, c’è un piccolo Lp in cantiere, con lato A e B, dove sicuramente includerà “20 luglio”. Ma c’è di più, un album in fase di registrazione con il cantante scozzese James Ritchie, il progetto porta il nome di “Spiral Slopes” e vedrà la luce prima di Umbria Jazz. 
Insomma sembra che stia per succedere qualcosa di bello: “Because something is happening here, But you don’t know what it is, Do you, Mister Jones?” cantava Dylan. 

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