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Italia in lutto, è morto Sergio Zavoli: quella lezione di giornalismo e poesia alla Sala dei Notari

Il ricordo dell'Inviato Cittadino

Sergio Zavoli e Perugia. Una lezione di giornalismo e… di poesia. Il ruolo ricoperto dal principe della notizia rispetto alla “nostra” Scuola di Giornalismo è stato ampiamente ricordato.

Al di là dei meriti, notissimi, di cronista, autore radiofonico e artefice di grandi inchieste televisive, di interviste memorabili, di eloquenti silenzi, mi piace personalmente proporre una spigolatura dello Zavoli poeta, venuto a Perugia parecchi anni fa.

Era l’epoca del grande assessore Roberto Abbondanza, esperto archivista, musicologo, amante della cultura e specialmente della letteratura. Fu lui a volere il memorabile convegno penniano, egregiamente caldeggiato da Maurizio Terzetti e salvato in pubblicazioni tuttora fondamentali.

Era molto attivo il Merendacolo di Ilde Arcelli (come non ricordare la poetessa Brunella Bruschi?), di Paolo Ottaviani, di tanti editui della Musa e amanti della scrittura poetica. L’Associazione aveva accolto poeti come Attilio Bertolucci, Dario Bellezza, Andrea Zanzotto, Maria Luisa Spaziani, Luciano Erba, Valerio Magrelli… Ci provò anche con Zavoli e ci riuscì.

Una volta così ho avuto la fortuna di sentire Zavoli: era il 2002, parlò di un suo libro e lesse anche qualcosa. Aveva un po’ di tosse, conseguenza delle troppe sigarette, ma lesse con un convincimento e una grazia indimenticabili: una voce nata per la poesia. Parlò di Tonino Guerra, di Fellini e di Biagi. Ricordo personale: al suo nome mi lega un premio (il “Città di Cattolica”) concessomi per un’antologia dei Poeti del Dónca. Ne conservo la targa con religiosa cura.

Quella volta, ai Notari, scoprii lo Zavoli poeta. Perché i poeti sanno arrivare dritti al cuore della gente. Anche quando di mestiere fanno qualcos’altro.

Ricordo: “Vedo che una farfalla dove passa / lascia un’ombra per terra”. Ma oggi, dopo la scomparsa, alla bella età di 96 anni, meglio si adatta il distico: “Siamo come le rose antiche, / scolorite di profumo in profumo”. Caro Sergio, la tua vita (amavi il “tu”) è stata un’avventura umana e professionale di grande rilievo. Credo sia ora di (ri)scoprire la dimensione poetica del tuo lavoro.

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