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VISTI PER VOI Massimiliano Gallo tira giù il Morlacchi

Una pièce di Ivan Cotroneo per ridere e riflettere su sesso e sentimenti

Massimiliano Gallo tira giù il Morlacchi. Una nuova pièce di Ivan Cotroneo, in anteprima nazionale, per ridere e riflettere su sesso e sentimenti.

Ma anche uno spaccato di carattere sociale e antropologico sull’inquietudine e l’instabilità sentimentale, sulla crisi della famiglia, sugli strizzacervelli che accreditavamo solo ai film di Woody Allen.

La storia di un incontro casuale fra un uomo e una donna che si avvalgono della stessa analista e che, per placare ansia, “un po’ per celia e un po’… per non morir”, finiscono con l’unire le rispettive solitudini e ritrovarsi a letto. Diventare “amantes”, come Paco e Luisa di Aranda, con passione e complicità.

La vicenda si dipana in modo fluido e brillante, con ogni attore nel ruolo: oltre a Massimiliano Gallo e Fabrizia Sacchi, Orsetta De Rossi, Eleonora Russo e Diego D’Elia.

Personaggi tutti centratissimi. Impossibile non divertirsi alle evoluzioni ginniche della versatile psicanalista e agli equilibrismi linguistici di Massimiliano Gallo che, nei tempi, evoca Troisi.

Gallo è strepitoso, ma grande merito va all’autore, smaliziatissimo e raffinato, anche in situazioni mascherate dietro l’apparente banalità del quotidiano.

Ci sono dei passaggi che strappano risate dolci-amare. Che ci fanno intercettare un sentire comune, spesso celato perfino a noi stessi. Cito la tirata sulle feste di Natale e quella sull’insopportabilità dei figli. Con la spassosa ironia sull’arte contemporanea, talvolta indecifrabile.

Uno spettacolo già rodato, fluidissimo, pronto per raccogliere consensi generalizzati. Gallo, peraltro, è anche cantante di rango (buon sangue non mente) e ci offre una perfetta esecuzione di “Mi sono innamorato di te”, uno dei pezzi più belli e strazianti di Tenco. Magari il passaggio risulta un po’ fuori contesto, con l’attore da solo a meditare su un amore nato perché “non aveva niente da fare”. Quasi una confessione al pubblico protestando un sentimento vero. Un siparietto canoro appiccicato alla vicenda e che non aggiunge più di tanto.

La commedia brillante si fa amara nel finale, quando prevalgono il conformismo e il senso di colpa col ritorno di Claudia dal marito, sebbene incinta dell’amante. Che ha capito tutto e sta al gioco. Chiedendo solo di vedere, ogni tanto, quella bambina. Una nota di amarezza che chiude in perfetta sintesi la vicenda. Una pennellata dolce-amara di raffinata scrittura.

Ottime le citazioni musicali (Nada, Vanoni, un Paoli strumentale stupendo). Anche se è impossibile non rilevare qualche discronia fra le canzoni d’epoca d’antan e l’uso massiccio del telefonino, vero deus ex machina del meccanismo narrativo. Insomma un presente con citazioni tra la fine dei Sessanta e i primi Settanta (qualche decennio prima del cellulare).

Buttata lì: e se il finale avesse previsto la fuga di Giulio con la dottoressa Cioffi? Meditate, autori, meditate!

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