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Milano-Taranto, 70 anni fa l'avventura di Remo Venturi in sella ad una Moto Mondial 175 Competizione

In occasione della 37esima rievocazione storica della mitica corsa motociclistica Doretta e Paolo Binarelli si sono recati a Spoleto per rendere omaggio al grande campione

Ancora nella mente e nel cuore il rombo della Moto Mondial 175 Competizione anche se sono passati 70 anni! Era il 20 giugno 1954 quando alle tre di notte il giovane Remo Venturi partì dall’Idroscalo di Milano verso una meta lontana 1.300 chilometri più a sud, iniziando un’avventura al limite del possibile.

Quel pettorale “374” ora campeggia in bella vista alla parete dell’ufficio di Remo a Spoleto poiché quel traguardo raggiunto dopo 13 ore, senza fermate salvo quelle per i rifornimenti di carburante, ingerendo ogni tanto qualche zolletta di zucchero ed un po’ d’acqua (la bevanda energetica di quegli anni!), è rimasto nella storia del motociclismo, ma soprattutto nel cuore di tutti gli amici e di tutti gli estimatori di Remo, che da quel momento è entrato nella leggenda anche perché era la prima volta che una moto di piccola-media cilindrata aveva conquistato il primo posto assoluto.

In questi giorni si sta svolgendo la 37° rievocazione storica della mitica corsa motociclistica Milano-Taranto, voluta con determinazione dal grande appassionato di moto Franco Sabatini ed ora – dopo che nel 2020 è salito nel firmamento dei centauri – organizzata e seguita dalla cara moglie Wilma e dalle figlie Claudia, Natalina e Lina con i loro mariti.

Una delegazione qualificata accompagnata dai carissimi amici di Remo, Doretta e Paolo Binarelli, si è recata presso Spoleto per rendere omaggio al grande campione ed offrirgli una targa che ricorda, dopo 70 anni, quella epica impresa.

La commozione della semplice cerimonia è palpabile: quel grande uomo che è Remo Venturi sente l’affetto di tante persone che, percorrendo quelle stesse strade fra Milano con Taranto, percepiscono le grandi difficoltà affrontate con coraggio da lui e da tanti altri piloti più o meno famosi.

“Si correva per pura passione- dice Remo - e quei grossi rischi sulle moto erano niente rispetto a quelli che tutti avevamo passato nel periodo bellico”.

La grandezza e l’ammirazione che proviamo per Remo è data anche dal fatto che lui è testimone di un’epoca ormai lontana quando i piloti come lui sgobbavano in officina firmando cambiali per mezzi non competitivi, raggiungevano i circuiti in treno, con la moto come bagaglio e con una pagnotta di pane, salame e formaggio: in quelle condizioni erano la passione, la stoffa, la capacità tecnica dell’uomo che avevano il loro notevole peso e che lo trasformavano in un vero campione, come è avvenuto per Remo.

Remo Venturi e la Milano-Taranto

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