INVIATO CITTADINO Il metodo anticontraffazione inventato da due ingegneri perugini: ecco come funziona

Proseguiamo il discorso sul sistema per battere la contraffazione, brevettato dagli ingegneri perugini Rigucci e Cicchi, i quali – con la loro invenzione – hanno raccolto vasti consensi, a livello ministeriale e di griffe

Proseguiamo il discorso sul sistema per battere la contraffazione, brevettato dagli ingegneri perugini Rigucci e Cicchi, i quali – con la loro invenzione hanno raccolto vasti consensi, a livello ministeriale e di griffe.

Qual è il procedimento di certificazione sulla autenticità dei prodotti a marchio (o griffati)?

“Partendo dal presupposto che il garante della certificazione non può essere soltanto chi produce (sarebbe troppo unilaterale!) è stata identificata una "autority" come soggetto autorizzato a certificare i prodotti griffati come autentici, applicando ai prodotti stessi il marchio di certificazione anticontraffazione”.

Altrimenti, quale potrebbe essere il rischio?

“Se facessero tutto le aziende produttrici, sarebbe un po’ come lasciare all’oste il diritto di garantire la qualità del proprio vino (anche se, magari, è annacquato)”.

Ci spieghi, allora, la vostra apprezzata “teoria del Bancomat”

 “Per la certificazione dei prodotti griffati, in pratica avviene un procedimento simile all'associazione tra bancomat e codice segreto del cliente, per consentirgli l'accesso al proprio conto corrente e il prelievo del contante. Insomma, il prelievo viene consentito soltanto se c'è congruità tra i dati contenuti nella tessera bancomat e il codice segreto”.

Allora, chi è il terzo che si frappone fra produttore e cliente?

“L'autority può essere un soggetto pubblico/privato al servizio di più griffe. L’autority non conosce il tipo di articolo, si occupa soltanto degli algoritmi che mettono in relazione il codice del prodotto con il codice segreto. Fornisce, dunque, il codice segreto al produttore e dà il consenso al cliente per l'accesso alla banca dati del produttore, al fine di produrre e stampare il certificato di autenticità tramite internet”.

Ma questo codice come si crea? Quali i presupposti per la certificazione di autenticità?

“Per la certificazione di autenticità, ciascun prodotto deve essere caratterizzato da un codice alfanumerico univoco. Il codice segreto deve essere allegato all’oggetto ed essere leggibile solo da parte del cliente ad acquisto avvenuto”.

Come funziona?

“Il cliente si collega alla banca dati anticontraffazione che verifica in primis  l’esistenza del codice univoco del prodotto e quindi la congruità del codice segreto, consentendo poi la stampa del certificato di autenticità collegandosi alla banca dati della griffe”.

E se, come si dice, il cliente ha preso la “sòla”?

“Può contestare il prodotto al venditore e riavere indietro il denaro. E perfino sporgere denuncia per frode in commercio”.

In conclusione, e riassuntivamente, ci può spiegare i principii generali sui quali si fonda il vostro infallibile sistema? 

1. Il cliente che vuole acquistare un prodotto autentico è alla base del processo di certificazione e quindi è l'attore della certificazione;

2. Chi produce non può essere l'unico a certificare l'autenticità dei suoi prodotti, quindi deve operare in simbiosi con un ente certificatore (che in questo caso è l'autority del processo di certificazione);

3. Un prodotto griffato di qualità deve essere associato ad un codice univoco, perché altrimenti non è certificabile la sua autenticità.

4. Tutto ciò che non è certificato è farlocco.

Cosa impedisce, allora, di adottare questo metodo a livello generalizzato?

“Mi permetta di lasciare aperta la questione. In questa sede, certe cose non si… possono dire”

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