Mediazione e negoziazione strategica, modello virtuoso di risoluzione delle controversie

Il 10% del carico giudiziario è interessato dal nuovo strumento di conciliazione. A Perugia a fine novembre un corso di formazione e di specializzazione in materia. Intervista all'avvocato Raffaella Maria Pileri

La mediazione avrebbe dovuto risolvere molti problemi della giustizia italiana, ma come tante riforme si è ripiegata su se stessa e da omnicomprensiva si è ridotta alle sole materie civilistiche e commerciali. Si tratterebbe si appena il 10% del carico giudiziario dei tribunali italiani, eppure le potenzialità sarebbero altissime.

mediazione corso-3Ne abbiamo parlato con l’avvocato Raffaella Maria Pileri, responsabile dell’organismo In Mediazione ADR di Perugia, autrice di “Negoziare in modo strategico”, un volume frutto degli studi e della formazione professionale dell’autrice presso le più prestigiose Università degli Stati Uniti e promotrice di due corsi di formazione e perfezionamento per mediatori che si terrà il 29 e 30 novembre a Perugia.

Obbligatoria, facoltativa, qual è la situazione della mediazione in Italia?

"La legislazione italiana in materia di mediazione è oggi considerata all’estero, e soprattutto in Europa, un modello virtuoso per lo sviluppo della cultura della mediazione. Il D. lgs 28/2010 ha introdotto la mediazione obbligatoria come condizione di procedibilità dell’azione giudiziale, in alcune materie, attraverso l’introduzione di un sistema (opt-out system) in cui le parti sono obbligate a partecipare all’Incontro preliminare informativo, con facoltà di scegliere se proseguire o non proseguire la mediazione, vale a dire se intraprendere le vere e proprie trattative per la risoluzione bonaria della controversia. L’effetto ulteriore, forse tra i più significativi di questo sistema, è quello di aver generato una importante spinta anche per la mediazione facoltativa, anche in materie diverse da quelle obbligatorie, per scelta della parte istante, grazie alla nuova cultura giuridica di avvocati che mi piace definire “illuminati”. Personalmente, ho gestito un caso di mediazione volontaria in materia ambientale che ha portato un grandissimo risultato, stimolando un tavolo di confronto tra Amministrazione Pubblica e un gruppo consistente di cittadini relativamente ad un’annosissima questione per la somministrazione di servizi pubblici essenziali (tra cui l’acqua) che dopo decenni ha finalmente trovato una soluzione".

Quali sono le materie soggette a mediazione?

"Si tratta di materie civili e commerciali: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari. Rappresentano in realtà solo il 10% dell’intero carico giudiziario, con risultati importanti in termini di raggiungimento di accordi mediazione, diciamo, a “macchia di leopardo”. La legge prevede, inoltre, la obbligatorietà in caso di mediazione delegata, in corso di causa, allorché il giudice, valutata la natura della lite, ordina alle parti di tentare la mediazione. Tuttavia, sarebbe auspicabile che l’obbligatorietà si estendesse a molte altre materie, si pensi a tutti i rapporti contrattuali, commerciali e societari, in cui l’interesse alla definizione della lite in tempi brevi rappresenta un esigenza essenziale per la conservazione del profitto".

Cosa fa un mediatore?

"Il mediatore è un professionista, terzo e imparziale, esperto in negoziazione, che facilita le trattative e la negoziazione tra le parti, per il raggiungimento di un accordo di mediazione che definisce, su base volontaria, l’assetto degli interessi e dei diritti delle parti".

Negoziatori si nasce o si diventa?

"Tutti noi negoziamo sempre, ogni giorno, anche con noi stessi. Il talento è tipico di ogni professione e attività dell’essere umano, ma la negoziazione non è un “fatto di pancia”; il talento non basta e finisce con l’essere “sprecato” senza lo sviluppo della tecnica e la consapevolezza delle strategie che rendono efficace una negoziazione. Ci basti pensare ai grandi campioni dello sport!".

Qual è il percorso per essere dei mediatori strategici?

"Per diventare mediatori il DM 180/2010 prevede un corso base di 50 ore per coloro che siano in possesso di una laurea triennale (per gli avvocati il percorso obbligatorio è più breve perché viene meno la necessità di studio specifico della legislazione e delle questioni procedurali). Si tratta di una base minima, alla quale deve accompagnarsi l’esperienza pratica e lo studio/aggiornamento continuo. Personalmente, oltre a corsi frequentati all’estero, amo approfondire lo studio dei procedimenti di funzionamento del pensiero logico e decisionale, attraverso una interessantissima bibliografia tra cui mi permetto di citare il professor Daniel Kahnemann, premio nobel per l’economia, Pensieri lenti e veloci".

Quali sono le tecniche per negoziare in modo efficace?

"Esistono due tipi di negoziazione, competitiva e collaborativa. In ogni negoziazione vi è sempre un misto e una tensione tra l’una e l’altra. Partendo dallo studio della teoria dei giochi, la negoziazione di successo muove dall’approccio competitivo verso l’approccio collaborativo. La negoziazione efficace tiene fermo il focus sul problema da risolvere e l’obbiettivo da conseguire e non sulle persone. “Se tu hai un problema il tuo problema diventa anche il mio, perché è di ostacolo alla soluzione comune”. Il tool kit del mediatore e del negoziatore è ricchissimo di strumenti. Oggi la bibliografia italiana si sta arricchendo di numerosi testi sulla negoziazione (mi azzardo a segnalare il mio testo 'Negoziare in modo strategico, Strategie e Tecniche di Negoziazione avanzate') utilissimi anche all’avvocato che assiste una parte nella negoziazione contrattuale e in mediazione".

In Italia si preferisce ancora minacciare querele e andare in giudizio invece che mediare?

"Homo homini lupus. Il conflitto è innato nell’essere umano ma l’Homo Sapiens fortunatamente sa riflettere sui costi di una guerra e i benefici di un “trattato di pace”. Il problema è di cultura delle ADR, vale a dire di conoscenza delle potenzialità degli strumenti alternativi al giudizio, come la mediazione. Il sistema giustizia in Italia è sovraccarico di cause ed il ritardo nella risposta equivale ad un diniego di giustizia. La mediazione offre l’opportunità di risolvere le controversie in tempi brevi e in base a soluzioni che vengono “costruite” dalle parti, in base alle reali esigenze di ciascuno".

Forse c’è bisogno di un cambiamento culturale oppure più che prevedere un obbligo da parte del legislatore?

"Il cambiamento culturale è in atto. Dall’entrata in vigore della legge sulla mediazione sono stati fatti grandi passi avanti. L’approccio degli operatori del diritto (giudici, avvocati e accademici) è cambiato e la introduzione della obbligatorietà ha permesso l’avvio di questo cambiamento per diffondere la cultura della mediazione".

A fine novembre si terrà un corso di formazione in mediazione, di cosa si tratta?

"Terremo due corsi uno per l’accreditamento di nuovi mediatori e uno di aggiornamento per mediatori già accreditati. I corsi sono incentrati sullo studio delle tecniche di negoziazione e comunicazione attraverso l’applicazione pratica delle tecniche grazie ai role plays, simulazioni di casi che consentono di applicare immediatamente le tecniche apprese. E per i cinefili: uno dei nostri formatori è specializzato nell’apprendimento tramite la visione di scene di film molto istruttivi per l’osservazione dall’esterno delle dinamiche dei conflitti (a questo proposito vi segnalo Carnage, bellissimo film di Roman Polanski) e delle negoziazioni (Thirteen days e la negoziazione per risolvere la crisi dei missili a Cuba)".

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