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INVIATO CITTADINO Quando Lisciano, Mercatale, Reschio e la zona del torrente Niccone brulicavano di massoni in fuga

Lo racconta lo storico Michele Chierico

Quando Lisciano, Mercatale, Reschio e la zona del torrente Niccone brulicavano di massoni. Lo racconta lo storico Michele Chierico.

Ricostruendo – in un’opera di prossima pubblicazione – una pagina inedita di storia perugina dalla quale emerge il ruolo dell’organizzazione massonica nella vicenda del Risorgimento Umbro. Ribadisce comunque una circostanza: ossia che la cospirazione contro lo Stato Pontificio era possibile solo all’interno di ambienti riservati, i cui componenti fossero uniti dal vincolo della segretezza.

Dice Michele: “A proposito del XX giugno 1859, sappiamo che il Governo Provvisorio della città di Perugia, proclamato il 14 giugno, era interamente composto da iscritti alle logge: Francesco Guardabassi, Nicola Danzetta, Zeffirino Faina, Carlo Bruschi e Tiberio Berardi. I patrioti, informati dell’arrivo dei mercenari svizzeri inviati dal Papa, abbandonarono la città uscendo dalla porta del Bulagaio, costeggiarono le mura verso nord, scesero da San Marco a Mantignana”.

Come c’entra la zona del Niccone?

“È anche certo che i patrioti salirono quindi a Preggio e scesero a Reschio, residenza dei marchesi Bichi. Proprio Reschio - risulta dallo Stato delle anime di fine ’700 (ogni parroco era tenuto a compilarlo già dal 1614) - fu individuata da un prete locale come ritrovo di massoni e pertanto rifiutò di benedire”.

Chiarisce: “I patrioti, dunque, passarono in Toscana attraverso il torrente Niccone e riparando, di là da questo, nella residenza dei marchesi Sorbello, nel comune di Cortona, libera terra toscana”.

Disponiamo di altre notizie?

“Di loro sappiamo poco più, fino all’ingresso dei piemontesi a Perugia, il 14 settembre 1860. Da Cortona, in realtà, i componenti del governo provvisorio, condannati alla pena capitale dal tribunale militare pontificio, emigrarono in Arezzo, Firenze e Torino, costituendosi in comitato e organizzandosi per inviare aiuti economici alle famiglie perugine che avevano subìto perdite dai mercenari del Papa”.

Attraverso quali arrivarono canali queste persone?

“Le donne e le famiglie degli esuli umbri transitarono da Magione e quindi sul lago, attraverso il ben consolidato canale dei contrabbandieri, da Monte del Lago a Borghetto di Tuoro, superando di fatto in barca la dogana di Montegualandro. Furono accolte e ristorate dai contadini, si diressero a Cortona, come ci ha raccontato la baronessa Vittoria Danzetta. Passarono da Ossaia, dove il comune toscano aveva previsto un punto di registrazione dei fuorusciti perugini”.

Ci fu però anche un corridoio di terra, vero?

“In effetti, tutti i cospiratori più compromessi giunsero in Toscana, di soppiatto, attraverso la prima via: quella delle montagne”.

Insomma, pervennero anche nella mia zona nativa. Ossia nel Liscianese?

“Esattamente. La sera del 20 giugno 1859, le strade di Mercatale di Cortona, e quelle della vicina Lisciano Niccone, brulicavano di perugini, stando a quanto riportò il parroco nel suo diario. Anche il barone Giuseppe Danzetta, ferito dai papalini alla testa nella difesa di porta San Pietro e ricoverato dai frati nell’abbazia, nei giorni successivi percorse quella strada”.

Il resto potremo leggere nell’opera che Michele Chierico ha portato in avanzato stato di preparazione.

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