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foto Massimo Rigucci

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Lotta alla contraffazione, da Perugia il brevetto anti - farlocco per tutelare le nostre eccellenze

“Vi spiego come riesco a battere la contraffazione”. Parla l’ingegnere perugino Massimo Rigucci che, insieme al collega Paolo Cicchi, ha inventato e brevettato un sistema “antifarlocco”

“Vi spiego come riesco a battere la contraffazione”. Parla l’ingegnere perugino Massimo Rigucci che, insieme al collega Paolo Cicchi, ha inventato e brevettato un sistema “antifarlocco”. 

Il primo punto da affrontare e sottolineare è il fatto che la contraffazione comporta danni economici e d’immagine. Vero?

“Il problema della contraffazione, per un Paese come l’Italia, ha aspetti rilevanti sia in termini di immagine del nostro made in Italy, che di Prodotto Interno Lordo per diversi miliardi di euro”.

Quali le tipologie della contraffazione e dei clienti?

“Nel merito, bisogna innanzitutto fare una distinzione sui diversi tipi di contraffazione, guardando il problema dal punto di vista di chi compra”.

Si spieghi meglio

“Dal punto di vista del cliente, questo viene distinto in due tipologie. Nella prima rientra il cosiddetto "cliente consapevole", ossia colui che ‘sa’ di comperare un prodotto falso acquistandolo a basso prezzo dai "vu cumprà?" sulla spiaggia o presso i mercatini rionali. Diverso è invece il "cliente inconsapevole", ossia colui che, volendo comprare un prodotto griffato autentico, e pagandolo come tale, acquista suo malgrado un falso”.

È facile comprendere chi viene maggiormente beffato

“Il danno maggiore è, ovviamente, quello arrecato al "cliente inconsapevole", il quale riceve il danno e la beffa. Questo tipo di raggiro può avvenire in punti vendita griffati (ad esempio presso centri commerciali multivendor) o anche – e soprattutto  – facendo acquisti tramite internet”.

Lei e il collega Cicchi come vi siete mossi?

“Il progetto Griffsecurity (del quale io e il mio collega, ingegner Paolo Cicchi, ci siamo occupati) è sintetizzabile in questo tipo di impostazione: guardare il problema dal punto di vista di chi compra, ossia del cliente,  posto alla base della piramide di interesse, per poi risolvere il problema del marchio che produce il bene, applicando alla filiera di produzione e di vendita un procedimento certificato anticontraffazione.

Un’operazione che tutela l’Azienda e il cliente contemporaneamente, vero?

“In questo sta l’originalità del progetto. Intanto, nel fare una distinzione tra le due macro tipologie di contraffazione.  E  poi nel proporre una soluzione per tutelare il "cliente inconsapevole", ossia quello che viene truffato a sua insaputa: una soluzione che di fatto tutela, di conseguenza, anche l'immagine della griffe”.

E per la contraffazione di basso livello?

“Con questa modalità di approccio, viene risolto, in maniera complementare, anche il problema della contraffazione di basso livello (per intendersi la contraffazione dei "vu cumpra?"), in quanto la merce non certificata diventa automaticamente un ‘falso’ e quindi come tale è sequestrabile”.

Insomma: qualsiasi prodotto non certificato diventa indubitabilmente un falso?

“Proprio così. In pratica, si ottiene il massimo risultato con il minimo dello sforzo, certificando soltanto i "prodotti autentici". Un esempio, questo, di applicazione della regola 80/20 dell'ingegner Vilfredo Pareto che porta all'80% del risultato con il 20% in termini di impegno”. (fine prima parte).

In un  prossimo servizio spiegheremo, in termini divulgativi, come funziona il metodo antifarlocco inventato, e brevettato, dai due ingegneri perugini.

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