Mascherine: tipologie e utilizzo. Un'offerta speciale per i lettori di Perugia Today

Una guida per comprendere in che situazioni vanno indossati questi presidi e quali sono le differenze tra i vari tipi di mascherina. Una promo speciale per i lettori di PerugiaToday

Se ne parla ormai da settimane e in vista della ripartenza di alcune attività il prossimo 4 Maggio è bene fare chiarezza sulle diverse tipologie di masacherine esistenti, un presidio che dovremo indossare ogni volta che varchiamo la soglia di casa per uscire, per molti mesi ancora.

Ogni dispositivo, infatti, è adatto a contesti specifici, da quello dell'ambiente sanitario a quello aziendale o industriale.

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Quando usare la mascherina

In questi giorni vediamo spesso in giro persone sole anche in auto con la mascherina e rabbrividiamo se incrociamo per strada qualcuno che invece ne è privo.

Innanzitutto va ribadito che è essenziale usare la mascherina in contesti in cui vi è un’elevata circolazione del virus e/o dove non si possono mantenere le distanze necessarie tra chi è infetto e chi non lo è. In tutte queste situazioni, la mascherina è quindi una barriera fisica necessaria tra la persona contagiata, spesso asintomatica, e gli altri.

Ma se sono indispensabili per gli operatori sanitari e per gli operatori del sociale, le mascherine diventano necessarie anche per tutti i cittadini che si muovono e che lavorano durante una pandemia come quella che stiamo vivendo: se anche il virus, secondo le ultime ricerche scientifiche, non resterebbe “sospeso” nell’aria, avere una protezione in più minimizza comunque la possibilità di contagio.

I vari tipi di mascherine

Vediamo ora quali sono le tipologie di mascherine esistenti. Non tutte, infatti proteggono allo stesso modo, ma a seconda del tipo, garantiscono vari gradi di protezione. In particolare:

  • Mascherine semplici, a uso igienico: questo dispositivo viene utilizzato in alcuni contesti aziendali o industriali. E' un prodotto generico, non idoneo per l’utilizzo sanitario e che quindi non deve rispettare le norme disposte per le altre tipologie (le mascherine chirurgiche e i filtranti facciali).
  • Mascherine chirurgiche, per uso medico: sono formate da tre strati di TNT (tessuto-non-tessuto) plissettato e si indossano sul volto grazie a elastici o lacci da fissare dietro alle orecchie. Questo tipo di mascherina deve essere omologato, cioè rispettare determinati requisiti tecnici e passare alcuni test specifici per accertare se è in grado di bloccare le goccioline contaminate da batteri.
  • Maschere filtranti, dette anche filtranti facciali per la protezione individuale (da cui FFP). Sono dispositivi capaci di bloccare il passaggio di particelle di dimensioni molto piccole, evitando totalmente eventuali aerosol infetti da virus, ma anche fumi pericolosi. Questi dispositivi sono i veri e propri DPI, cioè “dispositivi di protezione individuale” e infatti devono rispettare una normativa severa. La loro efficacia filtrante viene indicata con sigle FF da P1 a P3 in base alla capacità crescente di protezione. In ambito sanitario vengono usate le FFP2 e 3, con un’efficacia filtrante rispettivamente del 94% e del 99% e sono le più indicate per bloccare i virus. Se sono monouso, queste maschere vanno gettate dopo un turno di utilizzo o dopo un determinato numero di ore.

Va ricordato che l'uso della mascherina non deve far abbassare il livello di guardia sul rispetto di tutte le norme igieniche previste per evitare la diffusione del Covid-19, tra cui lavarsi spesso le mani, tossire e starnutire nell'incavo del gomito, soffiarsi il naso usando fazzoletti monouso.

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Come si rimuove la mascherina in sicurezza

Ora che abbiamo chiarito quando usare le mascherine e quali sono le varie tipologie disponibili, è bene capire come toglierle correttamente per non contagiarsi e dove riporle. Fondamentale è maneggiarle solo dagli elastici e mai dalla parte anteriore, sul cui filtro potrebbe essere presente il virus. Quando poi vengono tolte in casa, bisogna pensare che possono essere contaminate. Ecco perché è assolutamente da evitare il lasciarle sul tavolo della cucina o su un mobile, mentre bisogna individuare una "zona filtro" all'ingresso della casa o, se possibile, una parte all'esterno e lasciare il dispositivo almeno 24 ore.

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