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IL PERSONAGGIO - Mario Cenci: il perugino che scrisse capolavori per Peppino Di Capri e vestì di rock la canzone napoletana

Illustre figlio di Perugia, musicista e compositore di successo, fu chitarrista di Peppino di Capri. Perché non intestargli una strada nel viale degli artisti?

PERSONAGGI PERUGINI. Perugia non dimentichi Mario Cenci, suo illustre figlio, musicista e compositore di successo, scomparso 22 anni fa. Ne mantengono la memoria un gruppo di amici che aiutano l’Inviato Cittadino a ripercorrere i passaggi essenziali della sua vita e della carriera.

Ci ricorda Umberto Marini che gli fu amico: “Perugino della Conca, classe 1928, Mario conobbe la passione per la musica in famiglia: dal padre Cencio, carrozziere, chitarrista, e dal fratello maggiore Gianni, discreto violinista. La madre era casalinga e, come si dice, “dava qualche punto”, non essendo sarta rifinita”.

“Con Mario, che aveva sei anni più di me – ricorda Umberto, scrittore e giornalista –  andavamo d’estate alla pinetina di San Costanzo, dove il regime aveva istituito una colonia estiva. Mia madre mi affidava con fiducia all’amico più grande che si prendeva cura di me”. Quando c’erano i bombardamenti – aggiunge Umberto – ci recavamo al rifugio di Palazzo Gallenga, entrando dalle scalette di via Goldoni o dalla porticina di via del Maneggio”.

“Cominciò a suonicchiare con Alfio Galigani al sax, Sandro Poccioli alla batteria, Nito alla voce e altri musicisti perugini. Poi il decollo verso il successo”. Mario fonda il complesso “I Mogar”, compie diverse esperienze jazzistiche e parte poi per Napoli e Roma, dove inizia il professionismo vero e proprio. La svolta della sua vita è legata all’incontro con Giuseppe Faiella, cui Mario consiglia di assumere il nome d’arte di Peppino di Capri. Mario Cenci, come chitarrista del complesso “Peppino di Capri e i suoi Rockers”, ottiene un successo strepitoso e duraturo.

Per Di Capri scrive capolavori come “Let me cry”, “Ch'Aggia ffa, “Let me go” (Lassame), “St. Tropez Twist”, “Melancolie” nonché la versione in italiano di “Girl” dei Beatles (dei quali la figlia Patrizia conserva una cartolina autografata). A proposito di  “St. Tropez Twist”, ricordo che Mario mi raccontò personalmente come, dovendo lanciare “Lets twist again” in un vinile, mancasse il lato b del 45 giri. Compose, in quattro e quattr’otto, quella “St. Tropez” che gli fruttò un consistente gruzzolo e divenne un must del genere, cantato e ballato da tanti giovani.

Poi, alla fine degli anni Sessanta, il crollo della vendita di dischi, la crisi artistica di Peppino, lo scioglimento del complesso e varie vicissitudini personali. Mario prosegue, in qualche modo, la carriera di cantante solista e collabora con la Rai. Qualche esibizione fino a poco tempo prima della scomparsa.

Di lui si dice: “Fu il perugino che seppe vestire di rock la canzone napoletana”. Da qui la proposta: perché non intestargli una strada nel viale degli artisti? Sono personalmente convinto che lo meriterebbe. E con me tanti perugini.

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