Lunedì, 18 Ottobre 2021
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INVIATO CITTADINO L'idea della Marcia per la Pace non è di Capitini, ma del pittore perugino Franco Venanti

La rivelazione, non smentita, del noto pittore perugino che ha pubblicato tutto nel suo libro autobiografico “Quei giovani degli Anni '50”

A ciascuno il suo. L’idea della Marcia per la Pace non è di Capitini, ma nacque nello studio del pittore perugino Franco Venanti. È una tesi motivatamente sostenuta da Franco Venanti nel suo libro autobiografico “Quei giovani degli Anni '50”, uscito per i tipi di Morlacchi nel 2013 e prefazionato dall’amico Gian Biagio Furiozzi. Contrariamente a quanto generalmente si crede, Aldo Capitini non è l’ideatore del progetto pacifista, ma venne tirato dentro in ragione del prestigio della sua figura e delle posizioni pacifiste che lo avevano fatto conoscere nel mondo della politica, della filosofia, della nonviolenza. Racconta, dunque, Venanti alle pagine 158-159 (le ultime due del volume citato) “Una sera, durante un incontro allo studio [il suo atelier di pittura, ndr]… il senatore Vinci Grossi, Gambuli, il professor Bonciarelli e altri si intrattennero a parlare…” Ed ecco il punto.

“Mentre esponevo la mia simpatia per il filosofo Bertrand Russel, Gambuli puntualizzò che… l’attività di questo originale personaggio aveva un importante ruolo politico e anche Vinci Grossi intervenne non solo approvando, ma lanciando l’idea di organizzare una marcia per la pace”. All’obiezione che a Perugia mancava un Bertrand Russel, Grossi esclama: “Sì, l’abbiamo: Aldo Capitini”. Venanti prosegue manifestando la propria ammirazione per il filosofo nonviolento e ricorda: “Mi risulta che, interpellato, Capitini inizialmente si mostrò indeciso, perché non abituato a camminare a lungo, causa un soffio al cuore…”

Come fu convinto?
“Il senatore Vinci Grossi lo rassicurò dicendogli che, quando non ce l’avesse più fatta, lo avrebbero accompagnato in macchina. La meta fu Assisi, patria del Poverello”. L’assenso “A Capitini la località piacque, essendo anche lui, in un certo senso, molto vicino alla filosofia del Santo e così quest’idea (i cui particolari riporto per amore della verità), nata nella mente del senatore Grossi, prese lentamente forma”. Tutto il resto è noto. C’è chi dubita, ma le cose stanno esattamente così

Questa testimonianza di Venanti è stata pubblicata senza che nessuno l’avesse mai smentita. Oggi la questione è ormai certa. E Venanti è vivo e vegeto, vigile e con una memoria di ferro. Con tutto il rispetto dovuto a Capitini: diamo a Vinci Grossi e a Franco Venanti ciò che appartiene alla loro storia personale. Preciso che la questione mi è stata ricordata, e sollecitata, dall’amico Gian Biagio Furiozzi, studioso che ha riportato la versione – mai smentita da nessuno – anche nel suo “Da Garibaldi a Capitini”. Conclude Furiozzi: “Capitini ebbe tanti meriti nella diffusione delle idee pacifiste in Italia. Non è indispensabile attribuirgli anche quello di avere ideato quella prima marcia”. Pertanto, la questione è definitivamente chiusa.
 

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