La radiazione di Luca Palamara e la prossima tempesta nella Magistratura

Le riflessioni di Giuliano Mignini, magistrato in pensione: "Siamo nel bel mezzo di una 'guerra civile istituzionale' che non fa bene a nessuno, meno che mai alla legalità e al popolo italiano"

Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni di Giuliano Mignini, magistrato in pensione, già sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Perugia e membro dell'Unione giuristi cattolici di Perugia, sulla magistratura e il caso Palamara. Riflessioni che si estendono alla giustizia e al diritto.

"L'ho già detto altre volte, ma oggi debbo ripeterlo. L'avere concluso la mia carriera di magistrato non mi pone fuori del mio ordine. Il Csm mi ha semplicemente posto 'a riposo'. Rimango nella magistratura, ma sono semplicemente 'in pensione'. Potrei far parte di commissioni esaminatrici come magistrato, a nulla rilevando il fatto che abbia superato i 70 anni. Dico tutto questo perché non posso non interessarmi dell'ordine nel quale ho svolto 41 anni di servizio.

Con sentenza della Sezione disciplinare del Csm del 9 ottibre scorso, la vicenda Palamara si è conclusa con il massimo della sanzione disciplinare prevista per i magistrati, la radiazione.
Il tutto, in una tempesta senza precedenti che si è abbattuta sull'ordine giudiziario e che è prevedibile continuerà ancora per molto tempo perché ci sono ambienti potenti e spregiudicati che sfrutteranno la vicenda per realizzare un colpo di mano antigiudiziario e paralizzare il 'Terzo potere' dello Stato.

Qual è, infatti, oggi il 'mantra' che viene ripetuto ossessivamente dopo questa vicenda dai media del 'partito antigiudiziario'? 'Capro espiatorio' dicono i giornali 'lib lab', si diceva un tempo, per alludere all'area 'liberal socialista' che, come ho detto, è l'epicentro di questa operazione. I radicali, anch'essi tradizionalmente coinvolti, sono compresi tra i 'lib', tra i liberali di cui rappresentano l'espressione più coerente e consequenziale.

Quindi, dicono tutti costoro, il CSM colpisce solo Palamara, ne fa il 'capro espiatorio' per chiudere la questione e attribuire tutte le responsabilit'à a lui e non riformare alcunché. Com'è noto, nel giorno dell'espiazione (Yom Kippur), il sommo sacerdote 'caricava' i peccati degli ebrei su un caprone, che ovviamente non aveva commesso alcunche, che veniva abbandonato nel deserto con tutti i peccati che gli erano addossati.

Qui la situazione è un po' diversa (perché Palamara non è paragonabile al caprone innocente abbandonato nel deserto) ma i magistratofobi sono in genere gente che non va tanto per il sottile. Tutto fa gioco purché si infanghi la magistratura.

C'è un titolo che mi ha colpito perché un concentrato così esplosivo di fallacie dell'argomentazione non l'avevo mai letto.

'La magistratura ha radiato Palamara per non dover radiare se stessa', questo è il titolo dell'articolo apparso su Tempi il 10 ottobre scorso. L'autore è  Luigi Amicone, già aderente al gruppo trotskista di Avanguardia operaia, poi passato a Comunione e Liberazione e approdato, infine, a Forza Italia. Collabora con 'Il Foglio' e 'Il Giornale'.

Qui, al tradizionale polo 'lib lab' si aggiunge addirittura un movimento ecclesiale, caratterizzato anch'esso da una curiosa idiosincrasia verso l'ordine giudiziario ma sia il movimento di approdo che quello di partenza dell'Amicone sono figli del '68 come in fondo è anche quello che ambiguamente viene chiamato 'postconcilio' per distinguerlo dall'ultimo concilio ecumenico della Chiesa cattolica ed evitare la fallacia del 'post hoc propter hoc', inevitabile quando si parla dell'ultimo Concilio e di quello che ne è seguito.

Il magistrato a riposo Carlo Nordio, in un articolo di Libero dello scorso 10 ottobre, ha scomodato addirittura il processo che il Volksgericht (Tribunale del popolo) intentò ai responsabili dell'operazione Valchiria imputati del fallito attentato contro Hitler e del fallito golpe che ne seguì.

Ma più precisamente, il mio collega a riposo paragona la decisione del generale Friedrich Fromm, il comandante dell'Esercito di Riserva mobilitato, a sua apparente insaputa, per il tentato golpe, di fucilare immediatamente i cospiratori arrestati alla Bendlerstrasse sotto i fari di un camion.

Il tutto per evitare che il Maggiore nazista Otto Remer con il Wachtbattalion Grossdeutschland, 'lealista', della Guardia, consegnasse i malcapitati alle 'cure' delle SS e venisse scoperto il coinvolgimento, di carattere 'omissivo', del Fromm nell'operazione, ciò che avvenne qualche tempo dopo quando il generale fu impiccato in forza della sentenza del Presidente del Tribunale del Popolo, lo spietato Roland Freisler.

Il Nordio ci dovrebbe spiegare quali analogie vi sarebbero tra l'immediata fucilazione notturna sotto i fari del camion in violazione degli ordini di Hitler e un processo disciplinare con tutte le garanzie intentato dall'apposita Sezione del Csm. E ci dovrebbe spiegare come abbia potuto immaginare, tra l'altro, un legame tra un ufficiale coraggioso ed eroico come Von Stauffenberg e un personaggio come Palamara che sembra un po' fuori luogo ricoprire di elogi anche se attendiamo le sentenze definitive.

Il Csm, anzi l'intera magistratura, viene attaccato per avere condannato Palamara alla massima sanzione. Non oso pensare a quello che sarebbe successo se l'incolpato fosse stato assolto o condannato ad una sanzione più mite.

Ma insomma, mi chiedo, cosa deve fare il Csm ? Qualunque decisione adotti, verrà accusato o di considerare Palamara il noto 'caprone' dello Yom Kippur o di colpevole tolleranza.

E ora è un coro che desta sconcerto e indignazione contro l'intera magistratura perché Palamara è stato radiato. Sarebbe stato lo stesso per qualunque altra sentenza. Finito lui, chiuso il suo caso, chiuso tutto.

E chi l'ha detto? Come fanno a fare affermazioni così perentorie e senza un briciolo di elementi? Qui veramente, mantenendo un minimo di razionalità e di senso critico, ci si chiede come facciano i Feltri, i Senaldi, i Sallusti, i Sansonetti, i Nordio e l'ex trotskista passato a CL e a Forza Italia, Amicone, a fare certe affermazioni.

Sbaglierò, ma credo che, passato il processo a Palamara, si apriranno molti altri processi disciplinari perché tanti sono i miei colleghi coinvolti, oltre ai processi penali contro magistrati e politici accusati di gravi reati.

E no. Non può finire con un cupio dissolvi, con il mal comune mezzo gaudio, come forse sperano in cuor loro tanti giornalisti, politici, magistrati a riposo, passati dalle invettive alla Cossiga alla 'beatificazione' di un magistrato resosi responsabile, salve le Sezioni Unite della Cassazione, di gravi illeciti disciplinari che hanno superato il vaglio del primo grado. E c'è un processo penale che lo attende, insieme ad altri, a Perugia.

Siamo nel bel mezzo di una 'guerra civile istituzionale' che non fa bene a nessuno, meno che mai alla legalità e al popolo italiano. Con le generalizzazioni non si va da nessuna parte. Sarebbe ora di rendersene conto".

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                       Giuliano Mignini

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