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Domenica, 25 Settembre 2022
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INVIATO CITTADINO Madonna dei Cenciarelli. Festa in formato ridotto, causa pandemia

Restano le due celebrazioni liturgiche delle 11 e delle 18

Madonna dei Cenciarelli 2022. Una festa in formato ridotto, causa pandemia. Ma restano le due tradizionali celebrazioni liturgiche. Alle ore 11:00 e alle 18:00.

“Per il terzo anno consecutivo, dopo i due del covid – dice la signora Pasqualina Rogari (Papi, per gli amici) – siamo costretti a ridimensionare la tradizionale Festa della Madonna Consolatrice degli Afflitti”. Le foto in pagina (scattate da chi scrive) si riferiscono all’ultima festa regolarmente tenuta: quella del 2020.

Merito della famiglia Avellini (la signora è vedova del conosciutissimo Alessandro, fondatore dell’Omniabar, deceduto in maggio) aver mantenuto la chiesetta campestre e le tradizioni ad esso legate. Ma le dimensioni della chiesa sono così ridotte che non sarebbe prudente radunarvi la folla di perugini che da sempre accorrono a ricordare il miracolo della Vergine Salvifica. Dunque, niente lotteria, panini, bibite e socialità. 

FOTO - Madonna dei Cenciarelli. Festa in formato ridotto

(foto esclusive Sandro Allegrini)

Ma la tradizione non s’interrompe. E quanti lo vorranno potranno ritirare i tradizionali sacchetti con le miracolose polveri d’intonaco raschiate dalle pareti.

La tradizione attribuisce loro poteri di “sacra vis sanatrix” in rapporto a malattie della gola (insieme alla protezione di San Biagio), di reumatismi, e raffreddamento.

“Cenciarelli” (piccoli ‘cenci’) erano chiamati i fazzolettini, o lembi di stoffa, all’interno dei quali erano contenute le polveri. I sacchetti con le polveri “miracolose” erano custoditi legandoli al letto dei malati o al collo dei bambini.

I fazzoletti, insieme a cuoricini e catenine anche in oro, venivano poi appesi come ex voto per grazia ricevuta.

Riguardo al nome “cenciarelli”, questo sarebbe riferito agli straccetti contenenti le polveri miracolose.

Una seconda versione vuole invece il riferimento ai cenci indossati dai “vilani” scalzi, in salita da Ponte Felcino e zona nord, diretti in città, e che, all’altezza della chiesina, calzavano scarpe e indossavano indumenti meno laceri e dimessi.

Altri, infine, sostengono che ci si riferisse ai panni caduti per strada dalle ceste delle lavandaie di Pretola e del Ponte. Indumenti e stracci appoggiati sulle siepi perché venissero recuperati da coloro che li avevano persi.

“Domenica 28 sono esattamente tre mesi dalla scomparsa di mio marito” - dice la signora Pasqualina. Una festa che servirà a ricordarlo.

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