Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Il ricordo di un amico nelle parole di un poeta. Paolo Ottaviani commemora liricamente il musicista Roberto Micalella

Il ricordo di un amico nelle parole di un poeta. Paolo Ottaviani commemora liricamente Roberto Micalella.

Premette: “Il 5 dicembre scorso, su una panchina di Casaglia, è stato trovato morto, colpito da infarto, il Prof. Roberto Micalella, docente di "Poesia per Musica e Drammaturgia Musicale" presso il Conservatorio Morlacchi di Perugia” (Perugia e Conservatorio in lutto, addio al professore poeta Micalella: un malore fatale).

Precisa: “Era un mio amico. Aveva frequentato, anche se per poco tempo e saltuariamente, il "Merendacolo", luogo di interlocuzione poetica fondato da Ilde Arcelli e da altri innamorati della poesia”.

Ricorda: “Spesso mi telefonava o lo incontravo nei pressi del Conservatorio o di Porta Eburnea (dove abito) e mi parlava delle sue attività musicali e letterarie”.

Prosegue: “Nel sonetto che gli ho dedicato ricordo uno di questi colloqui”.

Poi la proposta al Conservatorio perugino: “Ho sollecitato il Maestro Filippo Farinelli affinché, per rendere giusta memoria al Professore, questa mia poesia fosse esposta su una parete del Conservatorio. Ha accettato l’idea con entusiasmo”.

Ci piace proporre la composizione ai nostri lettori, dato il livello emozionale e letterario di sicura presa su chi ama la letteratura, la musica, la celebrazione dell’amicizia.

Caleidoscopio

(Al poeta musicista Roberto Micalella, in memoria)

Sotto il cappotto color dei deserti / celi un caleidoscopio di timori / che il sangue iperarmonico in sofferti /incantamenti scinde e in disamori. // È il tuo cuore malato di cui avverti / tra altalenanti palpiti bagliori / di pena a sublimare sugli aperti / spartiti note e oltremondani fiori. // Mi dicevi piangendo che era morto / il primattore della tua tragedia / già alla seconda pagina e restavi // solo sulla panchina col risorto / tuo personaggio che ancora t’assedia / la mente e finalmente t’allietavi.

A chiarimento di un passaggio finale, Paolo Ottaviani scrive: “Una sera d’inverno di qualche anno fa, mi telefonò l’amico Roberto Micalella. Era sconvolto. Cercai di capire il motivo di tanto turbamento. Finalmente riuscì a dirmi che stava scrivendo una tragedia, e subito aggiunse che il protagonista gli era morto tra le mani, già alla seconda pagina dell’opera appena iniziata. Di qui la sua inconsolabile pena. Roberto era un artista puro, capace di vivere in assoluta simbiosi con le sue creature poetiche e musicali”.

Quale migliore celebrazione della vita e dell’arte? Paolo Ottaviani si conferma uno dei poeti più alti del panorama nazionale contemporaneo ed è una gioia essergli amico.

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