Lunedì, 21 Giugno 2021
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Perugia in lutto, è morto Ferruccio Schippa: il ricordo dell'Inviato Cittadino

È scomparso Ferruccio Schippa, figura di riferimento della cultura perugina. Un ingegno poliedrico, una personalità complessa. Riuscì a coltivare una molteplicità d’interessi. A livelli d’eccellenza. Perché Ferruccio non ammetteva mediocrità

È scomparso Ferruccio Schippa, figura di riferimento della cultura perugina. Un ingegno poliedrico, una personalità complessa. Riuscì a coltivare una molteplicità d’interessi. A livelli d’eccellenza. Perché Ferruccio non ammetteva mediocrità.

Questo, in sintesi, il profilo umano e professionale di Ferruccio. Archeologo, formato alla scuola di Filippo Magi, appassionato di auto d’epoca (socio della sezione perugina del Camep), amante della natura e degli animali (la sua passione era il cavallo). Ma anche intenditore dell’arte teatrale, tanto che si dilettava a interpretare un ecclesiastico nelle recite estive della ‘Congiura’ presso il castello magionese dei Cavalieri di Malta. Si trattava di uno spettacolo itinerante, tra realtà storica e fiction. Raccontava la Congiura che il Cardinale Orsini tramò, proprio in questo luogo, ai danni di Cesare Borgia, detto il Valentino.

Sono stato sodale di Frruccio nel periodo bello dell’Università, quando eravamo studenti di Lettere in Palazzo Manzoni. Ferruccio esercitava con discrezione l’arte della satira e dell’umorismo, puntuto e sornione: insomma, tutto perugino.

Fra gli insegnamenti, emerse presto la sua passione per l’archeologia. Inclinazione che assecondò con la partecipazione, giovanissimo volontario, alle campagne di scavi. Dalle quali tornava pieno di competenze acquisite sul campo, che rafforzavano le conoscenze apprese sui libri.

Era socievole, ma anche riservato, quando non trovava l’interlocutore giusto. Schietto fino al midollo. Ricordo quella volta in cui si arrabbiò perché qualcuno gli chiedeva di derogare ai suoi principii di etica e… di estetica. Nell’occasione, s’infuriò, giustamente, per la richiesta di un privato che voleva, addirittura, aprire un terrazzino su una muratura del Trecento.

Insomma: una persona seria e perbene, che non cercava lodi o prebende, che ignorava pelose complicità, che si muoveva in responsabile autonomia, nel rispetto delle regole, ma senza stucchevole conformismo.

Non lo frequentavo da anni. Ma di lui ho conservato un ricordo piacevole. Qualche volta ne ammiravo gli interventi puntuti sui social. Dove parlava solo quando aveva qualcosa da dire, da affermare o da contestare. Ma sempre con garbo, sorretto da un filo d’ironia. Ebbi modo di vederlo nel corso di un raduno di auto d’epoca. Con l’immancabile sigaro. Fu, come sempre, affettuoso e cordiale. Ma senza smancerie. Com’era nel suo stile. Ci rivedemmo a casa del comune amico Michele Bilancia, per una rimpatriata. Mi disse che aveva due nipotine adorabili.

Lascia un ricordo di correttezza e un esempio di rigore ai figli Francesco e Matteo e alla comunità perugina. Ciao, Ferruccio, amico di gioventù.

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