Martedì, 19 Ottobre 2021
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Perugia in lutto: è morta Ida Bellero, il ricordo dell'Inviato Cittadino

Ci ha lasciato, a 97 anni di età, la signora Ida Bellero, vedova Volpi, donna amante della vita e della cultura. Era comune incontrarla per la città, sempre attenta a quanto accadeva fra i travertini della Vetusta

Ci ha lasciato, a 97 anni di età, la signora Ida Bellero, vedova Volpi, donna amante della vita e della cultura. Era comune incontrarla per la città, sempre attenta a quanto accadeva fra i travertini della Vetusta.

La sua era una presenza costante agli appuntamenti culturali della città. Socia della prima ora dell’Accademia del Dónca, assidua frequentatrice degli eventi organizzati dall’Associazione Porta Santa Susanna, seguiva con vivo interesse gli argomenti legati alla storia e all’identità cittadina. E poi ci fermavamo per il momento conviviale. Cadeva dal sonno, ma non voleva sciupare la compagnia.

Profondamente permeata di valori progressisti, Ida interveniva con civile interlocuzione su temi politici, dimostrando equilibrio, ma anche viva insofferenza contro i soprusi e l’intolleranza.

Ida era per tutti “la signora Volpi”. Ricordo che andava giustamente fiera di una parentela con un personaggio legato alla storia della recuperata libertà di Perugia. Parlo di Giovanni Ruggia, da Romano Canavese, 21.mo reggimento di fanteria. Il 14 Settembre 1860, Ruggia era stato il primo eroe della liberazione della Vetusta dal giogo pontificio. Ecco perché i Perugini decisero di intitolargli una lapide, a perenne memoria, all’ingresso del Manu, conferendogli anche la cittadinanza onoraria.

La signora Volpi ricordava che il suo antenato aveva sfondato (con gli Zappatori di Sardegna) la Porta Santa Margherita e fu per questa, come per altre azioni, decorato con medaglia d’oro al valor militare.

La signora Ida era moglie di Aladino Volpi, personaggio di rara simpatia, verseggiatore e anche fine traduttore di Trilussa. Quante volte, all’Accademia del Dónca, l’attore Leandro Corbucci ha declamato il suo “L’ucèllo ’ntla chiesa”, fra il divertimento generale! Conservo la plaquette che i figli Mauro e Roberto pubblicarono, nel 2004, a un anno dalla morte. L’hanno intitolata “Chi s’acontenta gode”, è intrisa di umorismo aguzzo e sornione.

Aladino era un perugino verace, sodale dello scultore e commediografo Artemio Giovagnoni, cui regalò non poche battute poi messe in bocca dall’amico ai personaggi delle commedie in lingua perugina.

Da quel matrimonio felice sono nati Roberto, educatore e intellettuale, e Mauro, docente di Diritto Costituzionale. Entrambi sono rimasti i ragazzi semplici di un tempo.

Per ricordare la signora Volpi, voglio citare la poesia che Aladino scrisse per il Cinquantesimo del matrimonio. “Son cinquant’anni che me so sposato / m’avran bastato, ce so anche artornato. / La moje n’ l’ò cambiata, è sempre quella / sarò ’n salame, ma m’è sembrata bella […] ’L segreto? Ci’à sempre ’n solo nome: / è quello de volesse tanto bene”.

Rivedo la signora Volpi, sempre elegante, dignitosa, coi capelli fatti, la collana e gli orecchini. Amava vagheggiare una società liberata e fraterna: emancipata dal giogo della povertà e dell’ignoranza.

Adesso ha raggiunto il suo Aladino, a prolungare quella felice unione… per l’eternità.

Ciao, signora Volpi, stavolta voglio prendermi la libertà di darti del tu. Credo che me lo permetteresti. Non ti vedrò più al corso. Ero felice di salutarti e chiederti come va. Con quel sorriso franco e leale. A dirsi un buongiorno che fosse veramente un buon giorno. Nelle intenzioni della mente e con la verità del cuore. Voglio dirti che mancherai parecchio a Perugia. Ma tanto anche me e alla mia Rita. Che di te porteremo un ricordo bello. Finché avremo vita.

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