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Il dottor Mario Roncetti

Il dottor Mario Roncetti

Oltre cento lettere, cartoline e telegrammi ricostruiscono in un libro "Un amore del primo dopoguerra"

Il volume di Mario Roncetti è impreziosito da “excerpta”  delle lettere. Ma soprattutto da riproduzioni di cartoline, in bianco e nero e a colori, utili a far luce sul gusto dell’epoca e sul clima sociale, politico e culturale del periodo

Un epistolario amoroso degli anni Venti. Quando la storia dei sentimenti si rivela prezioso tassello della macrostoria. La Deputazione di Storia Patria per l’Umbria mette in collana un volume di Mario Roncetti dal titolo “Un amore del primo dopoguerra. Lettere e cartoline scritte da mio padre a mia madre (1920-1923)”.

Si tratta di un libro dedicato alla cara memoria dei genitori e che integra due precedenti tappe della vita di Augusto Roncetti, padre di Mario e di Antonio (cui pure è stata offerta una preziosa pubblicazione “in memoriam”).

Le avventure giovanili di Augusto furono già raccontate nei volumi “Da Spoleto a Pechino. Diario del viaggio e della permanenza in Cina di un giovane carabiniere umbro (1912-1915)” e “Passione per il volo. Come divenni pilota aviatore militare (1917-1919)”. Dunque, il presente volume si pone in linea di continuità, anche cronologica, coi precedenti, trattando il periodo che va dal ’20 al ’23.

Il volume, prefazionato dalla storica Paola Monacchia, si fonda su 110 lettere, 169 cartoline, 19 telegrammi (riportati, ovviamente, con criterio selettivo). Materiale tutto inviato da Augusto all’allora fidanzata Gina. Manca, insomma, il suono dell’altra “campana”. Della madre Gina, infatti, Mario riporta solo una cartolina, datata 21 maggio 1922.

Il fatto è che a scrivere di più fu certamente Augusto, dalle varie sedi in cui prestò servizio in veste di carabiniere.

Il materiale (“un tesoretto nascosto”) era stato gelosamente conservato da Gina in una “valigetta di pelle, rivestita da una fodera di tela di colore grigio scuro, chiusa, lungo i margini, con un serie di bottoncini neri”.

Mario Roncetti è stato a lungo incerto se rendere pubblico questo materiale ormai centenario. Si è convinto a farlo nella consapevolezza che questa microstoria di sentimenti fosse utile “anche per rivivere il clima di quegli anni burrascosi del primo dopoguerra: numerosi, infatti, sono i riferimenti alle condizioni politiche, economiche e sociali in cui sono immersi i protagonisti del nostro racconto”.

Ciò che colpisce in questo epistolario è la qualità di scrittura, se si pensa che il livello di scolarizzazione del carabiniere Augusto Roncetti era piuttosto modesto. Evidentemente, una decisa volontà di migliorarsi, unita a una certa dimestichezza con la redazione di verbali, deve aver fatto acquisire ad Augusto una sicura facilità espressiva in modalità di scrittura. Che, unita alla ricchezza di sentimento, fa di questo carteggio un palmare esempio di amore sincero e profondo, letterariamente pregevole, oltre che umanamente considerevole. Ben lontano dallo stile e dai contenuti affettati del “Segretario galante”, come un tempo si chiamava il manualetto di lettere preconfezionate cui attingevano gli innamorati di scarsa alfabetizzazione.

La scrittura di Augusto è corretta e piacevole. Nota divertente: Augusto assegna alle lettere un numero di protocollo, quasi si trattasse di documenti ufficiali. Deve aver influito, a determinare questa scelta, l’abitudine professionale acquisita nell’adempimento dei doveri d’ufficio.

Il libro è impreziosito da “excerpta”  delle lettere. Ma soprattutto da riproduzioni di cartoline, in bianco e nero e a colori, utili a far luce sul gusto dell’epoca e sul clima sociale, politico e culturale del periodo.

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