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RIPIANI. L’etica e la pubblica amministrazione. Un solido e originale saggio di Vito Quintaliani

Un lavoro che è frutto di sapienza giuridica e matura esperienza di lavoro. Il rapporto tra il versante antropologico e il ruolo di pubblico funzionario è aspetto finora scarsamente indagato

RIPIANI. L’etica e la pubblica amministrazione. Un solido e originale saggio di Vito Quintaliani.

Un lavoro che è frutto di sapienza giuridica e matura esperienza di lavoro. Il rapporto tra il versante antropologico e il ruolo di pubblico funzionario è aspetto finora scarsamente indagato. Forse per quel poco, o tanto, che tinge di supponenza la relazione fra cittadino e pubblica amministrazione.

Vito ha ricoperto ruoli di responsabilità negli Istituti di Prevenzione e Pena presso un’importante Casa Circondariale del nord e poi ha effettuato il cursus honorum dentro lo Studium perusinum come responsabile dell’Area Affari Giuridici e della Prevenzione della corruzione e della trasparenza.

Ecco perché la sua testimonianza deriva dal portato di un’esperienza vissuta dall’interno e dunque estremamente concreta e fruttuosa.

Erico Carloni, in prefazione, coglie due aspetti pregevoli del lavoro: la ricchezza di riferimenti e lo slancio teorico. Ma anche la caratura consustanziale alle finalità del volume: ossia l’ambizione (non la pretesa) di costituire una specie di vademecum dell’anticorruzione, un baedeker giuridico che si tinge di etica e tensione morale. Anche in considerazione dell’approssimarsi del decennale della legge anticorruzione (la 190 del 2012).

Vito parte da un’affermazione di Papa Francesco “Una società corrotta puzza” intercettando in questo vizio il male dell’inferno dei vivi, quello di cui (diceva Italo Calvino) troppo spesso non ci accorgiamo. Per inerzia, per pigrizia, per assuefazione mentale.

Poi una riflessione sulla “forza del denaro” come strumento fondamentale dell’attività corruttiva.

Quindi la debolezza d’animo, il mutamento dei costumi, le sensibilità individuali e sociali.

Il lavoro si dipana per 282 pagine, scandite in capitoli che si declinano in sezioni e sottosezioni.

Nelle riflessioni conclusive, Vito si chiede se gli interventi normativi abbiano la forza di incidere positivamente sul tessuto morale del pubblico funzionario. Atteggiamento interlocutorio contrassegnato da speranza.

Notazione di carattere personale. Il libro contiene un esergo-dedica ai genitori, Gina e Remo. Ho avuto la sorte di conoscere Remo Quintaliani, uomo di fede e umanità, impregnato di rigoroso senso del dovere e non privo di intelligente umorismo. Credo che l’esempio del padre abbia consentito a Vito Quintaliani di svolgere le riflessioni delle quali si sostanzia questo saggio. Modernissimo ma, insieme, impregnato di valori respirati in casa con l’educazione familiare. Improntata – questo è sicuro – al piacere dell’onestà.

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