Domenica, 17 Ottobre 2021
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Sugli scaffali un saggio del sociologo Roberto Segatori dal titolo “Religione e santi in Umbria”

RIPIANI - Un volume che ripercorre mezzo secolo di riflessioni sul tema

RIPIANI. Sugli scaffali un saggio del sociologo Roberto Segatori dal titolo “Religione e santi in Umbria. Esercizi di sociologia”… mezzo secolo di riflessioni sul tema (Morlacchi editore).

Intendiamoci: non si tratta di compiere esercizi… religiosi ma – dice Roberto – di rilevare una necessità di confronto “pur stando fuori dall’uscio”, con tanti amici cattolici con cui ha condiviso appartenenze infantili e adolescenziali.

L’interessante silloge di sei saggi, dei quali l’ultimo inedito, è frutto di diverse stagioni della vita professionale del sociologo folignate. Folignesità e agnosticismo annunciati dalla copertina che porta una rivisitazione della caravaggesca “Incredulità di San Tommaso” nella rilettura del concittadino Luigi Frappi.

Per chiarezza di linguaggio, Segatori premette ai saggi un “vocabolario essenziale”, utile a chiarire la questione lessicale, che è poi anche concettuale. Il primo studio risale a quando Roberto aveva solo 24 anni e spiega come intendesse (ieri come oggi) esaminare la fede come semplice oggetto di studio, non come codice di comprensione o di persuasa adesione. Insomma: “nec adfirmare, nec refellere”, come dice Livio a proposito delle “fabulae”, ma posizione di studioso orientato a un severo agnosticismo.

Di particolare interesse sono i due studi dedicati ai santi umbri Valentino di Terni e Angela di Foligno.

Per dire: “Questo santo, a chi e a cosa serve?”. Serve, in primis, a fornire appartenenza e identità… quando non ad assecondare l’economia: vedi l’indotto generato da Valentino, santo degli innamorati. Serve alla Chiesa Cattolica per fornire comportamenti e figure esemplari ai fedeli. Serve a distinguere fra umanità peccaminosa e figure carismatiche, coi sacerdoti che hanno il potere di rimettere i peccati a chi non segue comandamenti e precetti. Serve alla comunità territoriale sociale, civile e religiosa.

Non secondario il ruolo delle implicazioni mondane e il gioco di interessi della Chiesa. Per non parlare del ruolo della religione nella mobilitazione delle coscienze in fasi di forte trasformazione politica e sociale. Lasciando da parte il fanatismo religioso alla maniera degli ayatollah, è impossibile (per analisti politici e credenti) non riconoscere il ruolo svolto da papa Wojtyla a favore di un certo elettricista di Danzica, il sindacalista Lech Walesa, assecondando il processo di democratizzazione della società polacca. Insomma: la religione mobilita e parecchio. Sempre.

L’ultimo saggio consente a Roberto Segatori di riflettere sul potere esercitato dalla Chiesa in nome della gestione del sacro e del peccato. Nella consapevolezza che questo approccio potrà sollevare reazioni nella componente intellettuale cattolica, la tesi consente all’Autore di prendere in esame il modo di rapportarsi di Papa Francesco con abusi e malaffare nella società capitalistica e perfino nella Chiesa. Al fine, s’intende, di governare l’istituzione verso un superamento di poteri separati e autocratici, finanziari e perfino teologici, combattendo con tenacia le tante resistenze interne, orientate alla conservazione dei privilegi. Dietro il comodo alibi di un magistero plurisecolare.

Insomma: papa Francesco, secondo Segatori, come ponte per dialogare con chi sia portatore di un diverso pensare. Nocchiero di nave sballottata tra i flutti del consumismo e di una modernità discutibile, sia tra i passeggeri (esterni) che tra la ciurma dei suoi preti. E contro un integralismo ottuso e retrogrado, razzista e sessista. In nome di una visione evangelica e autenticamente antiretorica (su sessualità, genitorialità, condizione femminile, rispetto della natura, neo-colonialismo, ondate migratorie, povertà, capitalismo finanziario, xenofobia…).

Tanta autenticità nell’uomo che ha scelto di abitare a Casa Santa Marta, in un appartamentino di 50 metri quadri. Predicando la custodia del creato e stigmatizzando l’idolatria del denaro che governa anziché servire.

Grazie, Roberto, per questa lettura laicissima, e religiosissimamente aconfessionale, della figura di Francesco. Io, come tu sai, sono un suo fervido “tifoso” e anche un tuo storico estimatore. Grazie, Roberto. E… tanti ancora di questi saggi!

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